Il giardino delle erbe - Casola Valsenio - il paese delle erbe e dei frutti dimenticati

Timo

 

TIMO COMUNE

Thymus vulgaris L.

Fam. Lamiaceae ( Labiatae)

 

Descrizione

 

   La pianta di timo è un piccolo arbusto perenne, originario delle zone occidentali del bacino del Mediterraneo; in Italia cresce spontaneo nelle regioni occidentali, fino al Lazio, dove è possibile trovarlo su prati aridi fino alla bassa montagna. E’alta fino a 40 cm, ramificata, con rami inferiori ascendenti che spesso radicano, presenta foglie lanceolate a margine intero, revolute e di colore verde cenerino, lunghe 5-8 mm., i piccoli fiori hanno corolla rosea o biancastra e fioriscono in maggio-giugno. Tutta la pianta emana un odore aromatico gradevole.

Allo stato spontaneo esiste il Thymus serpillum L., pianta erbacea a fusti striscianti, radicanti, con foglie ellittiche e fiori simili al timo comune, ma con profumo più debole. Altre specie importanti sono il T. capitatus, il T. albus, il T. citriodorus e altri.

 

Proprietà e impieghi

Il timo ha proprietà antisettiche, purificanti, stimolanti, aromatizzanti, profumanti, digestive, carminative, diuretiche, digestive,balsamiche. Trova impiego come decotto, unitamente ad altre piante, per inalazioni per l’apparato respiratorio e per combattere le fermentazioni intestinali, come colluttorio per gargarismi per disinfettare il cavo orale. Viene utilizzato dall’industria alimentare, cosmetica, farmaceutica e liquoristica. Le sue proprietà aromatiche ed antisettiche ne fanno una pianta molto utile per la conservazione dei cibi.

 

Tecniche colturali

 

- Terreno e ambiente

Il timo si adatta facilmente a tutti i tipi di terreno, anche se predilige i terreni calcarei e leggeri, ben soleggiati; sopporta male i terreni pesanti e mal drenati, sui quali sopravvive pochi anni. Non tollera inverni umidi e freddi; sopporta male le temperature prolungate al disotto dei –15°C e le escursioni termiche molto elevate all’inizio della primavera, con minime molto al disotto dello zero.

- Propagazione

Il timo viene coltivato per 4-6 anni ma esistono impianti di 10 anni ancora produttivi. Le piante troppo vecchie di timo sopportano male i tagli alla base del fusto soprattutto se questo taglio non è stato effettuato periodicamente una volta all’anno.

   Il timo si moltiplica per talea in primavera inoltrata o in agosto. La moltiplicazione permette di ovviare al fenomeno della disgiunzione dei caratteri, soprattutto se si parte da un’unica pianta madre, e di ottenere impianti perfettamente uniformi come sviluppo vegetativo e tempo di fioritura. Le talee, lunghe 6-10 cm, si prelevano da piante sane, di età compresa fra i 2 e i 4 anni, con buon vigore vegetativo. La tecnica più diffusa è la riproduzione mediante l’impiego del seme, inoltre, se si dispone di seme geneticamente uniforme, la semina è preferibile alla talea e si effettua in semenzali tra giugno e inizio agosto, mentre il trapianto delle piantine, in pieno campo, verrà effettuato nel periodo autunnale o all’inizio della primavera successiva.

   Nei mesi primaverili è possibile eseguire la semina in pieno campo avendo cura di non interrare troppo il seme; in questo caso è necessario, disporre di un buon letto di semina con terreno ben affinato. Se la semina in campo avviene oltre la metà di aprile e in un periodo di siccità saranno necessarie alcune irrigazioni fino a quando le piantine non siano alte almeno 5-6 cm. La semina in campo permette di ridurre le spese di messa a dimora, e di avere comunque una buona germinabilità e poche fallanze, in quanto il seme di timo germina molto bene (oltre l’80 %).

   Spesso è necessario intervenire per diradare le piantine troppo fitte e fare interventi manuali di lotta alle infestanti per proteggere le piantine ancora troppo piccole.

   Per 1-2 metri quadrati di semenzaio si impiega un grammo di seme, e circa 60 m2 sono sufficienti per impiantare un ettaro di timo; il tempo di germinazione oscilla fra i 15 e i 20 giorni e frequenti irrigazioni facilitano le germinazioni. Il seme, soprattutto se è dell’annata, può essere seminato in semenziera senza essere interrato e coperto da una rete ombreggiante, in questo modo la germinazione può avvenire anche solo in 5-7 giorni.

- Sesti d’impianto

   I sesti di impianto da adottare sono di 50-70 cm. fra le file e di 20-30 cm. sulla fila. Negli impianti per la produzione del seme sarà bene adottare densità minori al fine di aumentare la fertilità dei fiori; grandi densità di piante, infatti, portano ad un aumento della sterilità dei fiori maschili.

 

- Cure colturali

   Fra le cure colturali da eseguire le sarchiature sono le principali. Il timo, grazie al suo rigoglio vegetativo, riesce a contenere le infestazioni delle erbacce, ad eccezione dei primi due anni di coltivazione.

- Fertilizzazione

All’impianto sarà bene apportare 300-400 q./ettaro di letame da interrare con l’aratura. Si potranno poi apportare anche 50-60 kg./ettaro di azoto, fosforo e potassio. Negli anni successivi basteranno 50 kg. di azoto in primavera. Il timo viene comunque considerata una pianta poco esigente in fatto di concimazione.

- Raccolta e resa

   La raccolta si esegue sfalciando le piante in piena fioritura per la distillazione e all’inizio della fioritura per uso erboristico. Lo sfalcio della pianta dovrà essere eseguito a qualche centimetro da terra (3-5 cm), per evitare che un taglio troppo basso comprometta il ricaccio e uno troppo alto porti a perdite di prodotto.Normalmente si esegue un solo sfalcio all’anno, ad eccezione delle zone a clima mite, con piovosità estive, dove si riesce ad avere un secondo raccolto ad agosto-settembre , per la distillazione.

   La prima fioritura del timo si ha nei mesi di maggio-giugno, la seconda, dopo lo sfalcio in settembre. La pianta richiede un periodo di tempo, dopo il taglio, sufficiente per ricacciare ed accumulare sostanze di riserva allo scopo di un miglior superamento dei rigori invernali.

Il timo raggiunge il suo massimo di produzione al terzo anno di impianto, iniziando con produzioni di 40-50 ql/ha al secondo anno di coltivazione, e arrivando fino ad un massimo di 70-100 q ettaro di pianta fresca nei successivi 3-4 anni; discende poi a 20-30 q ettaro negli anni successivi. Si calcola nei vari anni di produzione una media di circa 60-70 q./ettaro con una resa in secco del 30-35%.

   Il prodotto erboristico finito è rappresentato dalle foglie monde; tale destinazione porta ad un ulteriore calo di materiale utilizzato, fino ad arrivare ad un 22-24% di sole foglie sulla massa totale. Il rapporto foglie/fusti è di 1/5.  

   La resa in olio essenziale della pianta fresca è dello 0.5-0,8%; molto raramente si raggiunge o si supera l’1%; sul materiale secco si possono avere anche rese del 4-5%. La distillazione del prodotto secco non è molto conveniente in quanto richiede un dispendio di energia elevato per l’essiccazione del timo e di conseguenza dei costi aggiuntivi.

Avversità

   Le principali patologie riscontrate sul timo sono l’Alternaria oleracea Milb. che danneggia i frutti; la Puccinia Menthae Pers., l’Aecidium Thymi Fuck. e la Thyelauia Microspora Apinis che attaccano le foglie. Vi sono poi alcuni insetti minatori fogliari; le larve di un lepidottero (tortrix pronubana Hb) e un nematode (Meloidogyne Haple Chitwood) che danneggiano l’apparato ipogeo. I sintomi si manifestano con scarsa vigoria ed ingiallimento delle parti aeree. A livello radicale si ha la comparsa di galle.

   Nella lotta alle infestanti si ottengono buoni risultati utilizzando in fase di pre-trapianto il propyzamide (1,5 kg./ettaro) o l’oxadiazon (2 kg./ettaro), in fase di post-trapianto, il lenacil (0,6 kg./ettaro) il linurun (0,5 kg./ettaro) e il monolinuron (1,5 kg./ettaro).