Il giardino delle erbe - Casola Valsenio - il paese delle erbe e dei frutti dimenticati

Salvia

Salvia officinale

Salvia officinalis L.

Fam. Lamiaceae ( Labiatae) 

Descrizione
   La salvia officinale (o semplicemente salvia) è un piccolo arbusto sempreverde con rami a sezione quadrangolare, foglie opposte, finemente dentate ricoperte di peluria, picciolate, ovali-lanceolate spesse e rugose; le infiorescenze sono verticali con fiori portati in verticilli da 2 o 4, che appaiono verso giugno-luglio. La salvia può vivere allo stato spontaneo oltre 15 anni e in coltura da 5 a 7 anni.

   E’ una pianta caratteristica dell’Europa meridionale, in Italia cresce spontanea nelle zone centro-meridionali e nelle isole, nella nostra regione è diffusa come pianta coltivata sia in pianura sia nella fascia collinare submontana.

 Proprietà e impieghi 

   La salvia ha proprietà eupeptiche,colagoghi, emmenagoghe, antisettiche, cicatrizzanti. Per uso interno si usa sottoforma di tisana , mentre per uso esterno trova impiego sottoforma di collutori per gargarismi nella cura di gengiviti e delle stomatiti.

Viene impiegata per aromatizzare vini, liquori e bevande, rendendoli più digestivi, per proteggere gli indumenti dalle tarme, per profumare gli armadi e in cosmetica   nella preparazione di bagnoschiuma, shampoo e dentifrici.

 

Tecniche colturali

- Terreno e ambiente

 La salvia vive su suoli aridi, alcalini, neutri o leggermente acidi (pH 6,5-8,5), predilige suoli permeabili ricchi di scheletro con prevalente frazione granulometrica sabbiosa e ben aerati.   E’ una pianta termofila ed eliofila, sopporta climi relativamente continentali con grosse escursioni termiche, basse temperature d’inverno e con umidità minima dell’aria; evita terreni troppo a lungo coperti di neve. E’ coltivata fino alla fascia del “castanetum caldo”, (fascia submediterranea), cioè fino alla quota di circa 900 m. s.l.m..

 

- Propagazione

 La pianta si riproduce per via gamica, con semine dirette in pieno campo, o in semenzaio seguite da   trapianto a fine primavera. Il peso di 1.000 semi varia da 4,7 a 7,2 g.

Per via agamica si possono ottenere facilmente talee di 8-10 cm da piante madri di 2-3 anni di età. La capacità di radicamento delle talee è buona anche senza l’intervento di sostanze ormonali, le talee si possono prelevare nei mesi di marzo-aprile o di giugno-luglio per trapiantare le giovani piantine rispettivamente in maggio-giugno ovvero in autunno. Le semine si effettuano in entrambi i casi a febbraio-marzo, interrando il seme solo di qualche millimetro.

 La germinazione del seme avviene entro 20-25 giorni dalla semina; è molto importante usare un’elevata quantità di seme, in quanto normalmente ha una germinabilità difforme. Il seme matura sulla pianta scalarmente nell’arco di 20-30 giorni, la raccolta si effettua quando una piccola parte del seme è maturata e la restante parte è variamente immatura. E’ consigliabile usare per semine dirette in campo dai 10 ai 15 kg/ha di seme, mentre in semenzaio possono essere sufficienti 10 g per ottenere 200-300 piantine.

   La semina si può eseguire con normali seminatrici da grano o seminatrici di precisione, interrando il seme ad un cm di profondità. Il trapianto può essere eseguito manualmente (un operatore riesce a piantare nell’arco di una giornata mediamente 80-100 piantine/ora) oppure, più velocemente, con trapiantatrice meccanica a due o più file. Il trapianto eseguito in autunno-inverno o inizio primavera permette, di effettuare già l’anno successivo due sfalci e di non intervenire con irrigazioni di soccorso al trapianto qualora sia stato scelto il momento più opportuno.

 - Sesti d’impianto

   I sesti d’impianto dipendono dalla destinazione finale del prodotto: produzione di cimette per uso erboristico, di olio essenziale, o di seme. Per la produzione di cimette si possono adottare due sistemi, uno ad alta densità e definito a “prato”, con file distanti 33 cm fra le fila e di 20 cm lungo la fila e un impiego di 150.000 piantine ad ettaro, e l’altro a bassa densità con file distanziate fra loro 50-70 cm e 20 cm lungo la fila ed un utilizzo di 75.000 piantine per ettaro.

   Per la produzione del seme si adottano distanze di 80-100 cm fra le fila e di 30 cm sulla fila con un investimento di circa 30.000 piantine ad ettaro. L’impianto ad alta densità è spesso preferibile eseguirlo mediante semina diretta in campo, mentre negli altri casi è possibile ricorrere anche al trapianto delle piccole piantine all’inizio della primavera. In terreni marginali con forti pendenze, seminando con seminatrici da grano, sono consigliabili 15 kg/ha di seme; in terreni pianeggianti, prevalentemente sciolti, quando si può seminare in terreno rullato e impiegare seminatrici di precisione, si possono usare 8-10 kg di seme. I vantaggi dell’investimento a prato sono il ricoprimento totale del terreno che attenua il ricaccio delle infestanti, la possibilità di raccogliere il prodotto con una falcia-carica foraggio, una maggiore produzione di foglie e, una maggiore produzione di foglie rispetto alle parti legnose.

   L’inconveniente è invece l’impossibilità di lavorare con mezzi meccanici pesanti al fine di non calpestare la coltura o di utilizzare piccole macchine del tipo motocoltivatrice. Nel caso di impianti a bassa densità si ha una porzione di terreno nudo maggiore rispetto al prato, questo comporta il pericolo di infestazioni e di conseguenza un numero più elevato di lavorazioni. Con le file molto distanziate le piante esercitano una minore competizione per cui aumentano in altezza e si espandono nell’interfila rendendo la raccolta del prodotto più difficoltosa. Gli impianti a bassa densità sono consigliati per ottenere un buon rendimento in olio essenziale dalle foglie: dato che le piante hanno a disposizione molta luce, si riduce notevolmente la caduta delle foglie, soprattutto quelle basali.

 - Fertilizzazione

     L’apporto di elementi nutritivi è in funzione della fertilità del terreno; in linea di massima sono consigliati, per un salvieto di durata quinquennale, l’apporto di circa 350-400 q/ha di letame maturo, di 40-50 kg/ha di azoto e di 80-100 kg/ha di P2O5 e di K2O. Per incrementare la produzione di foglie occorre aumentare di 50 unità ad ettaro l’azoto sotto forma nitrica, da distribuire alla ripresa vegetativa o dopo ogni sfalcio.

 

- Cure colturali

   Sono limitate ad alcuni interventi di sarchiatura nell’interfila per eliminare le infestanti e ridurre l’evaporazione, mentre lungo le fila sono necessarie delle scerbature per eliminare le infestanti. Possono essere utili alcune interventi irrigui dopo ogni sfalcio, soprattutto se la stagione decorrente è siccitosa; sono consigliate le irrigazioni per scorrimento o sottochioma, evitando quelle a pioggia che possono causare lo sviluppo di oidio.

- Raccolta e resa

   La raccolta viene effettuata in modo diverso a seconda di come è stato effettuato l’impianto. Per quello   ad alta densità, cioè a “prato”, in cui si hanno molte piantine poco sviluppate in altezza, le cimette possono essere raccolte direttamente mediante un organo di taglio sia rotante o a barra falciante, con l’aggiunta, in quest’ultimo caso, di un aspo che faciliti il taglio stesso. Negli impianti a bassa densità il numero delle piante è minore, ma le dimensioni maggiori, pertanto occorre usare una macchina con appositi convogliatori prima dell’organo di taglio; i convogliatori hanno il compito di sollevare i rami più bassi dell’arbusto per permetterne il taglio. Non esistendo macchine specifiche per la raccolta della salvia, e in generale si possono usare macchine come falcia-carica foraggio, mietileghe da grano, alcuni tipi di falcia e trincia mais.

   Per la raccolta del seme la difficoltà maggiore è legata alla maturazione scalare. Generalmente si procede alla raccolta quando il seme della parte bassa dell’infiorescenza vira dal verde al marrone scuro. La raccolta può essere fatta manualmente oppure usando macchine mietitrebbiatrici adattate alle dimensioni del seme della salvia.La produzione di massa verde è in funzione di vari fattori quali tipo di terreno, esposizione, giacitura, andamento meteorico, concimazione, irrigazione ecc.

   Le esperienze svolte dall’ARF presso il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio su prove di coltivazione in salvieto a prato con doppia destinazione (cimetta per erboristeria e materiale per la distillazione) riportano i seguenti dati: n° sfalci eseguiti 3, a fine primavera, all’inizio dell’estate e a fine estate; i primi due sfalci danno un materiale ricco di acqua, tanto che il calo verde secco è del valore di 5-6 ad 1 e particolarmente adatto al consumo erboristico, il terzo sfalcio dà un materiale meno ricco di acqua, con un calo verde/secco di 4 ad 1, e quindi adatto alla distillazione

   Mediamente la produzione ad ettaro è di 150-180 q di massa verde che, in foglie secche, si riduce a 25-45 q. La produzione media di seme si aggira sui 5 q/ha all’anno.

   L’olio essenziale si ottiene per distillazione in corrente di vapore con una resa variabile fra lo 0,2 allo 0,35 % sul fresco, che aumenta con l’invecchiamento delle foglie. Se la coltura è destinata esclusivamente alla produzione di olio essenziale, conviene effettuare un solo raccolto ad agosto, utilizzando impianti a bassa densità. Se il salvieto ha la doppia funzione di produrre cimetta per l’uso erboristico e olio essenziale, si effettuerà il primo sfalcio in maggio giugno per il primo caso e il secondo sfalcio per la produzione di essenza in agosto-settembre impiegando il prodotto fresco o appena appassito.

 

Avversità

   La salvia officinale è soggetta ad alcuni patogeni, quali l’Oidium erysiphoides o mal bianco, che si combatte con l’impiego di zolfo, la Puccinia salviae Ung., la cui ruggine presenta pustolette sparse di colore grigio bruno sulla pagina, e la Thielaviopsis basicola (Berk. et Br.) Ferr., che interessa l’apparato radicale.

   Fra gli insetti dannosi ricordiamo il Psylliodes attenuata Koch. e l’Arima marginata F., che attaccano foglie e giovani steli, un lepidottero l’Arctia caja L., le cui larve compiono erosioni a carico del parenchima, rispettando dapprima l’epidermide opposta per poi divorare ampie porzioni del lembo; due ditteri, Phytomyza atricornis Meig. e P. platensis Br., agiscono come larve minatrici fogliari e due emitteri, il Ceroplastes sinensis Del Guercio e il Lepyronia coleopterata Silv., provocano danni agli apici vegetativi. La salvia è inoltre soggetta al mosaico dell’erba medica (AMV) i cui vettori sono gli afidi. Sono stati riscontrate presenze di Triodia sylvina L., un lepidottero la cui larva scava gallerie a spirale nella radice principale. Inoltre, è stata riscontrata la presenza di Heliothis peltigera Denis Shiff., una nottua le cui larve compiono erosioni fogliari; di una cocciniglia degli agrumi, detta Icerya purchasi Masckell, che provoca, mediante l’infestazione della pagina inferiore della foglia, del fusto, e delle ramificazioni, sottrazione di linfa, deperimento e disseccamento vegetativo seguito, nei casi più gravi, dalla morte della pianta. La vegetazione viene imbrattata dalla copiosa melata emessa e sulla quale sviluppano consistenti fusaggini