Il giardino delle erbe - Casola Valsenio - il paese delle erbe e dei frutti dimenticati

Menta

 

MENTA PIPERITA

Mentha x piperita L.

Fam. Lamiaceae (Labiatae)

 

Descrizione

 

   La menta è una pianta erbacea perenne alta da 40 a 60 cm con rizoma legnoso e stoloni striscianti, ha fusto eretto a sezione quadrangolare, di colore variabile dal verde al viola. Le foglie sono opposte lanceolate, picciolate, con margine irregolarmente dentate. I fiori, di colore rosa violetto o bianchi, sono quasi sempre sterili. La pianta ha odore intenso e gradevole.

La Mentha x piperita L. è un ibrido naturale fra la Mentha acquatica L. e la Mentha viridis L., le varietà più coltivate sono la   Mentha piperita pallescens Camus, detta anche bianca o piemontese, con foglie di colore verde chiaro e fiori bianchi, e la Mentha piperita rubescens Camus, detta anche menta nera, con fiori rosa violaceo e foglie verde scuro. Quest’ultima ha un aroma intenso e penetrante, è ricca di olio essenziale, ma rispetto alla bianca contiene minore % di mentolo e presenta maggiore rusticità e adattabilità ai vari tipi di terreno. La menta nera, chiamata anche Italo-Mitcham dalla zona inglese da cui proviene, è stata introdotta nel 1903 e da allora non ha subito sostanziali modifiche.

Proprietà e impieghi

     La menta ha proprietà profumanti, aromatizzanti, digestive, coleretiche, colagoghe, eupeptiche, antisettiche, carminative, antispasmodiche, balsamiche, diuretiche, rinfrescanti, antisettiche. E’ largamente impiegata nell’industria cosmetica, farmaceutica, dolciaria, come correttivo del gusto e nell’industria dei liquori. Per uso interno l’infuso di menta determina un aumento della produzione biliare ed è indicato in gastriti, enteriti acute e croniche, per uso topico l'olio essenziale viene applicato su contusioni, eczemi, foruncolosi e ascessi, ulcere, punture d'insetti e; per inalazioni, in caso di raffreddori, bronchiti.

Tecniche colturali

 

- Terreno e ambiente

   La menta piperita è una pianta perenne e può rimanere per diversi anni nel terreno, dove si sviluppa e si allarga; per ragioni agronomiche viene coltivata come pianta annuale. E’ considerata una pianta da rinnovo e l’avvicendamento si ha spesso con l’erba medica, il frumento e il trifoglio; è consigliato svolgere una rotazione larga della menta evitando che ritorni sullo stesso terreno prima di 6-7 anni. La menta si adatta molto bene a quasi tutti i climi, preferendo temperature miti, non teme le gelate o le brinate tardive, richiede esposizione al sole e non sopporta i venti dominanti e predilige terreni freschi, sciolti, profondi e fertili. E’ sconsigliata la sua coltivazione in suoli argillosi, umidi e freddi durante l’inverno, in terreni con ristagno idrico, poiché, in questo caso, è più frequente la comparsa di malattie fungine.

 

- Propagazione

   La menta si moltiplica a partire dal mese di giugno mediante gli stoloni, prelevati di preferenza da un menteto di un anno. L’impianto si esegue in autunno o a fine inverno-inizio primavera, avendo cura di interrare gli stoloni in piccoli solchi profondi qualche cm e di disporli in fila a gruppetti di due o tre. Di norma si preferisce eseguire il trapianto nei mesi autunnali, al fine di avere una raccolta anticipata, maggiori rese in massa verde e una più alta resistenza a eventuali periodi siccitosi. Da un mq di menteto si può prelevare il materiale per impiantare 20 mq di menta. E’ possibile eseguire un impianto di menta ricorrendo al trapianto delle piantine alte 5-8 cm e ottenute dalla divisione di cespo. Quest’operazione si esegue in primavera inoltrata e in terreni sciolti con possibilità di irrigazione. Sempre nei terreni sciolti ed irrigui si può procedere all’impianto mediante l’interramento del ricaccio autunnale di menta; la parte epigea viene così sfalciata, interrata in solchi profondi 10-15 cm e irrigata abbondantemente. Questa tecnica permette di evitare la diffusione di alcuni patogeni dell’apparato radicale.

 

- Sesto di impianto

   L’impianto può essere fatto impiegando gli stoloni e ponendoli a distanza di 40 cm fra le fila e di 20- 30 cm lungo la fila. Le nuove tecniche di coltivazione pongono le file a 70-80 cm con una densità ottimale di circa 10-15 piante per m2.; sarà bene non scendere sotto questa densità, in quanto le colture poco dense tendono a fornire poco olio essenziale e di qualità inferiore. Gli stoloni andranno posti in piccoli solchi profondi 8-10 cm che andranno poi rullati dopo la messa a dimora degli stoloni o delle piante sarà bene intervenire con un’irrigazione

 

- Fertilizzazione

     E’ una pianta particolarmente esigente di azoto, potassio e predilige terreni ricchi di sostanza organica. Nelle lavorazioni profonde potrà essere utile l’apporto di 300-400 q/ha di letame.Da prove eseguite in Bulgaria si è verificato che per produrre una tonnellata di biomassa sono necessari 5,5 kg di azoto, 5,7 kg di potassio e 0,9 kg di fosforo. Possono essere apportati 120 unità di azoto sottoforma di nitrato ammonico, distribuito in parte all’impianto e in parte alla comparsa dei nuovi germogli, 100 unità di P2O5 sottoforma di perfosfato e di 150-200 unità di K2O.E’ stato dimostrato che l’azoto incrementa il contenuto di mentolo e di mentone nell’essenza.

 

- Cure colturali

   Nell’anno di coltivazione è necessario fare particolare attenzione alle infestanti; particolarmente dannosi sono il villucchio, il convolvolo che, con il suo arricciamento, provoca l’allettamento dei fusti, le linarie, le achillee, la camomilla. Prima di intraprendere la coltivazione sarà bene verificare quali infestanti sono presenti nel terreno e, comunque, intervenire con le tecniche agronomiche, al fine di ridurne la presenza. Poiché la menta produce molti stoloni, sarà bene intervenire nella lotta contro le infestanti appena queste compaiono, mediante sarchiature fino a quando sarà possibile accedere nelle interfile. Spesso già nel mese di giugno le interfile sono quasi completamente chiuse, rendendo difficile l’intervento di diserbo meccanico o manuale senza causare danni alla coltura. Anche l’irrigazione durante i mesi estivi è importante: l’acqua dovrà essere fornita mediante la tecnica per scorrimento

 

- Raccolta e resa

   La coltivazione della menta può essere destinata alla produzione di olio essenziale o delle foglie. Per la produzione di olio essenziale la raccolta si esegue in agosto quando la menta è in fioritura; la resa è dello 0,3 % sulla massa verde appena sfalciata; spesso il primo raccolto viene destinato alla distillazione in quanto più ricco di essenza, mentre il secondo   alla produzione della foglia. Per la produzione della cimetta il raccolto si può eseguire in luglio e il secondo sfalcio a fine estate. La resa complessiva fra i due sfalci è di circa 250 q/ha con una resa in secco del 25 % e un rapporto di foglie e fusti sul secco di 1: 1,5

 

Avversità

   Diversi sono i patogeni che colpiscono la menta: Puccinia menthae (ruggine della menta), che colpisce le foglie; i picnidi e gli ecidi, di colore giallastro, si formano in primavera nelle parti deformate e nei rigonfiamenti dello stelo, dei piccioli e delle foglie. Compaiono in seguito gli uredosori di colore bruno rossastro e in autunno i teleutosori scuri; il microrganismo sverna   come micelio nelle piante pluriennali e anche come teleutospora. La Ramularia menthicola, che attacca le foglie, producendone l’avvizzimento e il disseccamento, é frequente nei terreni sottoposti a forti concimazioni organiche e nei terreni molto umidi. La Rhizoctonia solani Kuhn provoca un rallentamento dello sviluppo e in molti casi anche la morte delle foglie precedentemente accartocciatesi. Da citare pure Macrophomina phaseoli Ashby, che provoca marciume a livello radicale.

   Fra gli insetti dannosi abbiamo alcuni afidi: Aphis affinis e Aphis menthae-radicis; alcuni coleotteri, il cassida viridis L. e il Chrysomela menthastri Suffr., alcuni nematodi fitofagi come Meloidogyne hapla e Pratylecoides laticauda che attaccano i rizomi.