Il giardino delle erbe - Casola Valsenio - il paese delle erbe e dei frutti dimenticati

Finocchio

FINOCCHIO

Foeniculum vulgare Miller

Fam Apiaceae ( Umbelliferae)

 

Descrizione

 

   Il finocchio è una pianta erbacea perenne, di cui esistono varietà coltivate a ciclo annuale o biennale Il fusto, alto fino a due metri, è cilindrico e presenta molte ramificazioni sottili, rivestite di un sottile strato ceroso di colore verde intenso; la radice è fusiforme e ramosa. Le foglie inferiori hanno il lembo grande, tripennato con foglioline multipartite, mentre le foglie superiori presentano lacinie capillacee.   I fiori sono piccoli, fertili, giallastri, raccolti in ombrelle terminali composte e a raggi diseguali. Il frutto è formato da due acheni ovoidali striati. Fiorisce da giugno ad agosto.

   Diverse varietà di finocchio sono coltivate prevalentemente per la produzione di oli essenziali e di frutti.

Le due varietà più coltivate a scopo industriale sono:

-         il Foeniculum vulgare Miller var.dulce Miller o di Provenza, che si trova spesso allo stato subspontaneo e, annualmente, viene coltivato per la sua sensibilità al gelo.

-         il Foeniculum vulgare Miller o finocchio amaro o tedesco o sassone : cresce un po’ ovunque, è resistente al gelo e, per questo, la sua coltivazione può essere protratta per diversi anni.

 

Proprietà e impieghi

 

   Del finocchio si utilizzano i semi, l’olio essenziale e la radice.   I semi e l’essenza hanno proprietà aperitive, digestive, diuretiche, toniche generali, emmenagoghe, espettoranti, antispasmodiche mentre.la radice viene impiegata come diuretico, carminativo, aperitivo ed emmenagogo.

 

Tecniche colturali

- Terreno e ambiente

   Il finocchio si adatta facilmente a tutti i tipi di terreno. Predilige i terreni fertili, argillosi, calcarei e facilmente irrigabili; sono da evitare i terreni alcalini, troppo secchi o troppo leggeri.

 

- Propagazione

   La tecnica più diffusa è la riproduzione delle piantine da seme. La semina può essere eseguita direttamente in campo nei mesi primaverili. Se la seminatrice è ben regolata non è necessario intervenire con azioni di diradamento delle piantine.   Si possono effettuare trapianti anche in aprile-maggio con piccole piantine preparate in vivaio durante il periodo invernale, a condizione che la semina sia avvenuta in contenitori alveolari.   Il finocchio non tollera molto bene il trapianto.

 

- Sesti di impianto

   Le distanze adottate sono legate al rigoglio vegetativo delle diverse specie e/o varietà di finocchio coltivato.

   Il finocchio amaro viene posto a 80-100 cm fra le fila e a 20cm lungo la fila. Il finocchio dolce, meno vigoroso, viene posto a 60-70 cm fra le fila e a 8-10 cm lungo la fila.

Il peso di 1000 semi di finocchio dolce è di 8-8,5 g, quello di finocchio selvatico è di 4,5-5,5 g. Nelle semine dirette in pieno campo sono utilizzati dai 4 ai 6 kg ettaro di seme.

   In alcune aziende, dove le piante raggiungono uno sviluppo modesto, viene adottato un investimento maggiore di piante per metro quadrato, riducendo le distanze sopra riportate fra le fila di 30 cm.

 

- Cure colturali

   In genere si esegue un’aratura profonda autunnale, mentre a febbraio-marzo si prepara il letto di semina erpicando e rullando.   Durante la crescita della pianta è necessario mantenere pulito il terreno dalle infestanti intervenendo con alcune sarchiature. L’irrigazione è necessaria soprattutto durante la fioritura e la fruttificazione, quando le carenze idriche possono favorire le scottature

 

- Fertilizzazione

   Sono sempre consigliati apporti di letame al momento della lavorazione principale. Per le piante che rimarranno nel terreno per più anni possono essere apportati 200-250 q/ha di letame maturo. Fosforo e potassio si possono somministrare al momento dell’aratura o della preparazione del letto di semina. Il finocchio reagisce sempre positivamente all’apporto di fosforo. Si possono apportare all’impianto 120-150 kg/ha di P2O5 e 80 kg/ha di K2O. L’azoto viene invece somministrato in quantità di 50-60 kg/ha alla ripresa vegetativa della pianta; è consigliabile non superare le dosi di 80 kg/ha di azoto, poiché si rischia di favorire un esagerato sviluppo vegetativo a scapito della fruttificazione. Una grande quantità di fosforo favorisce, invece, la formazione di frutti.

 

- Raccolta e resa

   La raccolta viene effettuata in epoche diverse in funzione della destinazione della coltura. Se la pianta coltivata è destinata alla produzione di foglie, si eseguono 2 sfalci, uno in luglio ed uno in settembre.   La raccolta dei frutti si esegue durante il secondo anno di coltivazione, alla maturazione degli stessi, o quando questi hanno raggiunto una colorazione giallo-scuro. La raccolta si effettua, quasi sempre, nel mese di settembre.

   Si segnalano casi in cui viene fatta in campo una prima essiccazione, seguita da battitura, necessaria per separare i frutti dal resto della pianta. La raccolta può essere praticata anche in campo con mietitrebbiatrice .

   Dopo la raccolta il prodotto viene essiccato e setacciato per separare i frutti da eventuali impurezze.   In erboristeria sono utilizzate anche le radici la cui raccolta è fatta meccanicamente alla fine del periodo vegetativo.

   Buona parte della produzione dei frutti di finocchio è destinata alla distillazione per la produzione di olio essenziale.In questo caso il momento migliore per la raccolta si verifica quando i frutti hanno raggiunto la maturazione cerosa. Causa i costi elevati di raccolta e separazione dei frutti, la raccolta si esegue sfalciando il terzo superiore della pianta e la distillazione viene effettuata utilizzando l’intera pianta entro poche ore dalla raccolta per evitare fermentazioni all’interno della massa. La resa varia a seconda che si tratti di finocchio dolce o amaro.

   La produzione in foglie fresche è di 80-100 q/ha; il prodotto essiccato si riduce a 15-20 q/ha. La produzione sarà più elevata per le piante di finocchio amaro rispetto al dolce. La produzione media di frutti può variare dai 15 q/ha per il finocchio dolce ai 20 q/ha per il finocchio amaro.

   Alla distillazione i frutti forniscono un 4-5% di essenza di qualità variabile.

   Il finocchio dolce produce dai 35 ai 70 Kg/ha di essenza, mentre quello amaro dai 70 ai 140 Kg/ha .

 

Avversità

 

   I marciumi che colpiscono semi e piantine, impedendone la germinazione o distruggendo le piantine stesse, sono provocati da diversi parassiti del terreno, per lo più di origine crittogamica.

   Se durante la fase vegetativa, in particolare all’epoca di emissione dello scapo fiorale, il tempo è secco, si nota un ingiallimento dei gambi. Osservando più attentamente alcune macchie gialle, si possono notare anche dei funghi che, crescendo, possono impedire la circolazione della linfa seccando i gambi e compromettendo la formazione dei frutti. Responsabile di questa fitopatia è la Cercospora sanicula, favorita da stagioni calde e secche.

   A livello dei semenzai sono stati riscontrati attacchi di Bourletiella hortensis Fitch., i cui danni sono arrecati sulle foglie con erosioni rotondeggianti. Danni a carico della vegetazione si sono verificati in seguito alla presenza di Lygus kalmi L., Lygus pratensis L., Lygus rugulipennis Poppius; a carico di afidi, in seguito alla presenza di Dysaphis apiifolia Theobald le cui colonie localizzate alla base delle ramificazioni provocano notevoli danni, se numerose; Hyadaphis foeniculi Passerini, Cavariella aegopodi Scopoli. Vistosi deperimenti vegetativi sono causati dalle larve di alcuni lepidotteri, la Depressaria nervosa Haworth e la Depressaria marcella Rebel. Danni a carico della foglia possono essere causati da un tortricide, l’Argyrotaenia pulchellana Hawort; un imenottero, il Sistole albipennis, colpisce i semi arrecandovi gravi danni I parassiti che colpiscono le ombrelle sono: Protomyces macrosporus Ung., Emericella foeniculicola Berk. et Br., Depressaria chaerophylli Zell, Cercosporidium punctum (Lacroix) Deighton..Il marciume dell’apparato radicale è spesso causato da Rhizoctonia violacea Tul.   I parassiti che colpiscono foglie e steli sono: Uromices graminis, Cercospora canicola Suth., Fusicladium depressum (Berk. et Br.) Sacc., Ramularia foenicoli Sibilia, Phoma longissima (Pers.) West, Plasmopora nivea (Ung.) Schroet, Depressaria nervosa Haw., Sclerotinia sclerotium de By e Phytophtora syringae Kleb. Si segnala, inoltre, la presenza del Papilio machaon L. spesso causa di trasmissione di virosi.

   Tra i batteri si ricorda l’Erwinia caratovora, che provoca il marciume basale, e lo Pseudomonas, che provoca le striature sugli organi.

   Fra gli insetti che maggiormente colpiscono le piante, ricordiamo il Colacoris norvegicus, che ritroviamo su foglie e gemme; il Graphosoma linneota, su fiori e frutti in fase lattea, e il Lepidottero presente su foglie e giovani steli.