Il giardino delle erbe - Casola Valsenio - il paese delle erbe e dei frutti dimenticati

Calendula

Scheda

CALENDULA

Calendula officinalis L.

Fam.Asteraceae (Compositae) 

Descrizione

La calendula è una pianta erbacea annuale o biennale, alta 40-50 cm, ricoperta da peli   scabri e ghiandole, con fusto eretto ramificato. Le foglie sono alterne, lanceolate, a margine dentato o intero e munite di una ghiandola nera all’apice di ogni dente. Le foglie basali hanno dimensioni maggiori rispetto alle superiori. I fiori sono riuniti in capolini di colore giallo-arancio. Ogni capolino è formato da pochi fiori tubulari al centro e da numerosi fiori ligulati all’esterno. Il frutto è un achenio ricurvo.

Proprietà ed impieghi

La calendula ha proprietà antinfiammatorie, lenitive cicatrizzanti, coleretiche e vulnerarie. Per uso esterno è utilizzata sottoforma di infuso, pomate o tinture.trova impiego in campo farmaceutico, cosmetico, ed erboristico. 

Tecniche colturali

- Terreno e ambiente

La calendula si adatta facilmente a quasi tutti i tipi di terreno, prediligendo quelli di medio impasto, profondi, fertili e ricchi di sostanza organica. Cresce facilmente nei climi temperati caldi.

- Propagazione

La calendula si riproduce da seme. La semina si esegue direttamente in pieno campo, all’inizio della primavera (aprile-inizio maggio) o in settembre-ottobre. E’ possibile eseguire la semina in semenzai in gennaio-febbraio e trapiantare le piantine in aprile, ma questa operazione non sempre si rivela economicamente conveniente. Il seme germina con grande facilità. Il peso di 1000 semi è di 7-8 g. Per seminare un ettaro di calendula sono necessari 2-3 kg di seme. La semina può essere eseguita facilmente a macchina dopo opportuna regolazione.

- Sesti d’impianto

La densità ottimale, più spesso adottata nelle coltivazioni, è di 6 piante per m2. Densità maggiori determinano una riduzione delle dimensioni dei capolini e di conseguenza una diminuzione delle rese. Le piante vengono poste alla distanza di 60-80 cm fra le fila e di 20-25 cm lungo la fila. Praticando la semina diretta in campo, è necessario, a volte, un intervento di diradamento delle piantine nate troppo fitte.

- Cure colturali

Il terreno prima della semina va preparato accuratamente, controllando di non lasciarlo troppo grossolano.

Per la lotta alle malerbe sono quasi sempre necessarie due o tre interventi di scerbatura   manuale e due sarchiature a macchina.

Al momento del trapianto delle piantine è necessario praticare un’ irrigazione subito dopo la messa a dimora in campo.

La calendula è una pianta che ha esigenze di elementi nutritivi, in particolare di fosforo e potassio. Si consigliano apporti prima della semina pari a 80-90 unità ad ettaro. Valori più bassi di azoto possono ridursi a 35-40 unità ad ettaro per un terreno ben letamato

Raccolta e resa

La raccolta dei capolini di calendula si esegue manualmente, in quanto in commercio non esistono macchine per la raccolta. La maturazione dei capolini è scalare, spesso servono anche 5 interventi distanziati di 4-6 giorni per raccogliere tutti i capolini in fioritura. La raccolta avviene in maggio-giugno, se la semina è stata eseguita prima dell’inverno, e in luglio-agosto per quelle primaverili. I capolini, appena raccolti, dovranno essere posti velocemente in locali adibiti ad essiccatoio ed essiccati il più rapidamente possibile per non rischiare alterazioni del contenuto di carotenoidi e flavonoidi. La resa per ettaro si aggira intorno ai 70 q per capolini freschi e a 30-35 q dopo essiccamento.

Avversità

La pianta di calendula non è particolarmente soggetta a parassiti e a patogeni. Sono stati riscontrati attacchi di Erysiphe cichoracearum DC., responsabile del “mal bianco” delle foglie, e di Entyloma calendulae (Oud.) de By., responsabile delle carie o carboni della foglia; inoltre, Alternaria calendulae Nees e Cercospora calendulae Sac. che provocano danni all’apparato fogliare.

Fra gli insetti è possibile riscontrare attacchi da parte di Phytomiza atricornis Meig., un dittero minatore, la cui larva scava sulle foglie una mina lunga e serpentiforme che si ingrossa e raggiunge dimensioni di 6-8 mm di lunghezza; se il numero delle mine è elevato le foglie ingialliscono. Il danno può essere maggiore se sono colpite le giovani piantine, sulle quali la puntura dell’ovodepositore e l’alimentazione causano necrosi dei tessuti. Il Brachycaudus helichrysi Kaltenbach, o afide verdastro, la cui pericolosità maggiore riguarda la veicolarità di virus in particolare il virus Y della patata. Bemisia tabaci Gennadius vettore del CMV, l’Aphis fabae Scop. e Myzus persicae Sulz,   che provocano in alcuni casi l’arresto dell’accrescimento dei germogli oppure il semplice accartocciamento delle foglie.