Il giardino delle erbe - Casola Valsenio - il paese delle erbe e dei frutti dimenticati

Schede Coltivazione Piante

Rosmarino

ROSMARINO

Rosmarinus officinalis L.

fam. Compositae

È un labiata della regione Mediterranea che in Italia cresce spontanea soprattutto vicino al mare, nei luoghi aridi, sassosi e sabbiosi ed è frequentemente coltivata. Il nome rosmarino che secondo alcuni significa rugiada dei mari, allude all’habitat in cui la pianta cresce più facilmente e, a seconda che si ritenga valida l’una o l’altra interpretazione, alla grande umidità che caratterizza l’ambiente litoraneo e all’intenso profumo emanato.

Il rosmarino è un arbusto presente in quasi tutti gli orti e giardini d’Italia, coltivato principalmente per l’uso delle foglie in cucina ed in alcuni casi anche come pianta ornamentale.

 Descrizione botanica

È un arbusto sempreverde, alto in alcuni casi 2 metri, molto ramificato, legnoso, con rami generalmente eretti o prostrati in alcune cultivar. Le foglie, numerose, sono lineari, coriacee, odorose e riunite su giovani rametti. Sono di colore verdi-lucide sulla pagina superiore, biancastre e tomentose su quella inferiore, sessili a margine intero.

I fiori sono riuniti in piccole infiorescenze ascellari, il calice è tubulare, bilabiato, con il labbro superiore intero o provvisto di 3 denti molto piccoli, labbro inferiore diviso in 2 denti lunghi. La corolla è viola-azzurro, divisa a sua volta in due labbra: il superiore ha 2 piccoli lobi, quello inferiore 3. Il frutto è dato da 4 acheni obovati bruni, racchiusi sul fondo del calice persistente.

Tecnica colturale.

Terreno ed ambiente

Il rosmarino è una pianta non molto esigente e la sua coltivazione dà buoni risultati in ogni tipo di terreno, anche se sono da preferirsi i suoli calcarei ed esposti a mezzogiorno. Un vantaggio offerto da questa coltura è quello di valorizzare i terreni aridi che non sono altrimenti coltivabili ad altre colture.

Propagazione

Diverse sono le tecniche di propagazione del rosmarino. Le più diffuse sono quelle agamiche per talea ed in alcuni casi per propaggine.Possiamo ricorrere anche alla riproduzione ma è meno diffusa per la bassa germinabilità dei semi.

La propagazione per talea è sicuramente il sistema che dà i risultati migliori. Nei mesi primaverili si prelevano dalle piante adulte dei rametti semilegnosi, lunghi 10-15 cm e si interrano in un miscuglio di sabbia e torba per almeno i ¾ della loro lunghezza. Il radicamento si ha nei 2 mesi seguenti, mentre la messa a dimora definitiva in pieno campo si effettua nell’autunno o nella primavera successivi. Sarà importante l’apporto periodico di acqua per mantenere le talee umide. Si possono preparare talee anche alla fine dell’inverno facendole radicare in letti caldi in serra o alla fine dell’estate prelevando porzioni semilegnose od erbacee e ponendole a radicare a mezzombra in cassoni freddi od in vasetti. Quest’ultima tecnica è meno frequente ma ugualmente impiegata da alcuni vivai.

La semina poco frequente, viene eseguita in semenzaio nei mesi primaverili. Si riscontra spesso una germinazione irregolare e scaglionata nel tempo dovuta ad una lunga dormienza del seme.

Le giovani ramificazioni di rosmarino a contatto con il terreno riescono a radicare con facilità. Pertanto anche la propaggine è un’altra tecnica di propagazione della pianta. I rosmarini si possono propagare anche per divisione dei cespi, operazione fattibile soprattutto sulle giovani piante. Di 1-2 anni.

Sesti di impianto

L’impianto per la coltivazione in piano campo viene adattato a seconda della destinazione della coltura ed al tipo di meccanizzazione che viene effettuata.

Le distanze di impianto tra le fila possono variare da 0,75 a 1,5 m. a seconda delle macchine utilizzate, mentre sulla fila, tra pianta e pianta, si mantengono in genere i 40- 50 cm che facilitano la raccolta meccanica.

La densità media di impianto è di 1,5 - 2 piante a mq

 

Fertilizzazione      

La coltura di rosmarino rimane in campo anche 7-10 anni. All’esecuzione dell’aratura si possono interrare 400 q/ha di letame maturo. Il rosmarino è una pianta poco esigente in elementi nutritivi e, dopo una buona concimazione di fondo, con letame maturo l’apporto di elementi chimici è molto modesta e può essere facoltativa. Volendo impiegare un concime chimico si possono impiegare quantitativi di azoto non superiori alle 60 – 80 unita /ha alla ripresa vegetativa e80 unità /ha di fosforo e potassio all’impianto.

 

Cure colturali

L’impianto di rosmarino in campo si esegue quasi sempre alla fine dell’inverno fino al massimo ai primi di maggio. La scelta del periodo di impianto è influenzato dalle condizioni climatiche, dal tipo di terreno, dall’altitudine e dalle tecniche agronomiche scelte. Fin dal primo anno di coltivazione sono necessarie alcune sarchiature per contenere lo sviluppo delle infestanti e garantire un corretto sviluppo dell’apparato radicale nonché delle porzioni epigee della pianta. Dopo ogni sfalcio ed al trapianto delle piantine è utile un intervento irriguo.

 

Varietà    

Tra le varietà di Rosmarino ricordiamo:

Rosmarinus lavandulascens con fiori azzurro chiaro e foglie più sottili, R. albiflorus con fiori bianchi, R. Serern Sea ad andamento verticale, R. Suffolk, R. Majorca Pink, R.Miss Jessup’s Upright varietà robusta con fiori bianchi, crescita verticale utilizzato per siepi e bordure.

Raccolta

Del rosmarino si raccolgono le foglie e le sommità fiorite per la produzione di olio essenziale o per la produzione di foglie per uso erboristico.

La raccolta si esegue in piena fioritura e durante il periodo estivo. In alcune zone sono possibili anche due sfalci all’anno mentre in molti terreni si esegue un solo taglio.

Passiflora

 PASSIFLORA

Passiflora incarnata L.

Fam Passifloraceae 

Descrizione
   La Passiflora incarnata è una pianta originaria degli Stati Uniti, che si è acclimatata facilmente anche in Italia, e alcune varietà vengono spesso coltivate da noi quali piante ornamentali o da frutto . Si tratta di una rampicante che può raggiungere anche 80 dm di altezza; è dotata di fusti volubili e viticci, quasi sempre a ciclo perenne, salvo rari casi in cui si comporta come biennale. Durante l'inverno la parte epigea secca scompare completamente ricomparendo in primavera.

   Le foglie sono alterne lungamente picciolate, profondamente divise in tre lobi ovali acuti, finemente dentati con dei cirri spesso presenti all’ascella. I fiori sono solitari, grandi, e lungamente peduncolati con calice a cinque sepali verdastri esternamente e bianchi o violacei internamente, con corolla formata da cinque petali bianchi e corona di numerosi filamenti violacei; al centro del fiore spiccano i cinque grandi stami con antere di colore arancio. Il frutto è una bacca ovoidale di colore verde con pericarpo sottile e polpa spugnosa contenente numerosi semi neri e rugosi sulla superficie e muniti di un arillo biancastro. I fiori hanno antesi scalare e frequentemente si possono trovare sulle stesse piante frutti e fiori. e compaiono fra luglio e settembre.

 Proprietà e impieghi

   La pianta ha proprietà aromatizzanti (i frutti), e sedative, sonnifere, antinevralgiche, narcotiche, analgesiche, tranquillanti (i tralci fioriti); viene utilizzata sotto forma di infuso, tintura, estratto fluido .

 Tecniche colturali

- Terreno e ambiente

     La passiflora cresce bene nei terreni ben esposti e freschi, ricchi di humus e ben concimati.; occorre assolutamente evitare i ristagni idrici, soprattutto nei mesi invernali, i terreni troppo freddi e le esposizioni a nord.

 - Propagazione

   L'impianto può essere eseguito mediante semina diretta o tramite trapianto delle giovani piantine; l'operazione di semina diretta in campo si esegue in aprile. La germinabilità del seme è scalare e prosegue per lungo tempo. Il peso di 1000 semi è di 35-40 g. La passiflora si può moltiplicare anche per talea nei mesi di luglio-agosto, prelevando talee della lunghezza di 8-10 cm.; il trapianto in piena terra delle talee radicate può essere eseguito nella primavera successiva.

 - Sesti d’impianto

     Le semine si eseguono ponendo il seme alla distanza di 80-100 cm fra le fila e di 15-20 cm lungo la fila; sono necessari circa 15 Kg di seme per ettaro.

 - Cure colturali

     Nel primo anno le piantine si sviluppano lentamente, e frequenti sarchiature e zappettature permettono di garantire un buon sviluppo della passiflora e di ridurre la presenza di getti nuovi nell’interfila. E' importante che l'impianto sia pulito e privo di malerbe soprattutto nel periodo della raccolta. Con le sarchiature si possono apportare al terreno piccoli quantitativi di azoto, utili per stimolare lo sviluppo della pianta. Sarà opportuno effettuare una corretta rotazione in modo da garantire un terreno pulito all'impianto, per garantire un buon sviluppo della pianta e un facile ricaccio; dopo il primo sfalcio è bene irrigare.

- Fertilizzazione

   La passiflora si avvale della presenza di sostanza organica nel terreno e di concimazioni azotate,sono consigliati l’apporto di 350-400 q/ha di letame maturo e di 100-120 unità/ettaro di concime azotato da distribuire alla ripresa vegetativa, dopo ogni sfalcio, e 80-10 unità ad ettaro di fosforo e di potassio; un eccesso di azoto può portare ad un ritardo della fioritura e ad un indebolimento delle piante nei confronti di patogeni e di parassiti.

- Raccolta e resa

     Nel periodo estivo e in particolare nel mese di agosto inizia la fioritura, che si protrae fino alla fine di settembre, e spesso si hanno contemporaneamente frutti e fiori; in questo periodo si esegue lo sfalcio della massa verde, che dovrà essere posta rapidamente in essiccatoio o all'ombra. L’essiccazione omogenea della pianta non è sempre facile in quanto sono contemporaneamente presenti foglie, fusti, fiori e frutti; pertanto questa deve protrarsi per lungo tempo al fine di garantire una certa uniformità ed una buona conservabilità del prodotto.

   Nei successivi anni di produzione è possibile effettuare due raccolte all'anno: la prima in luglio e la seconda in settembre, il secondo sfalcio è meno abbondante ma di qualità superiore.

   Una caratteristica della pianta è quella di ramificarsi moltissimo dai rizomi, emettendo getti nuovi nelle interfile, quindi durante la crescita delle piante le varie ramificazioni si intrecciano enormemente rendendo difficoltosa la raccolta. La produzione in massa secca prodotta da un ettaro di terreno è di 40-45 quintali.

Avversità

   Sono stati riscontrati sintomi virotici con ingiallimenti fogliari, soprattutto a livello delle nervature.

Origano

ORIGANO

Origanum vulgare L.

Fam.Lamiaceae (Labiatae)

 Descrizione

 L’origano è una pianta erbacea perenne, originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale, molto comune in Italia , nei luoghi incolti , nei prati, nei boschi e nelle scarpate; presenta fusti alti fino a mezzo metro, generalmente poco ramificati, rossastri e con spigoli poco marcati.

   Le foglie sono opposte con lamina ovale allungata, con margine intero o con denti appena accennati e con breve picciuolo. I fiori piccolissimi sono riuniti in spicastri stretti che formano pannocchie basse, quasi a corimbo, le brattee sono obovate, spesso con margini rossicci, il calice coperto da ghiandole rosso-brune è lungo 3 mm circa, regolare con cinque denti e la corolla è di colore bianco o rosata.

   La pianta presenta fitti peli sui fusti, sui grossi nervi e sul margine delle foglie, quasi mancanti nel resto della foglia e nell’ infiorescenza. La droga è costituita dalla parte epigea della pianta, raccolta in piena fioritura. L’origano si riconosce facilmente per le infiorescenze e per le brattee

Proprietà e impieghi

  L’origano, simile al timo per il profumo e la composizione chimica dell’olio essenziale, ha proprietà profumanti, aromatizzanti, digestive, carminative, antispasmodiche, analgesiche, diuretiche, balsamiche, stomachiche, antisettiche, ed espettoranti. E’ impiegato nell’ industria cosmetica e alimentare come aromatizzante ed in liquoristica.

 Tecniche colturali

- Terreno e ambiente

     L’origano si può coltivare in tutti i terreni ben areati, in posizioni soleggiate, mentre sono da escludere i terreni   con ristagni idrici, troppo freddi nei mesi invernali e quelli esposti a nord.

- Propagazione

     L’origano si propaga per seme, per talea, per propaggine e per divisione di cespo. La semina può essere effettuata in febbraio-marzo in piccoli cassoni o in letti riscaldati in serre; le giovani piantine verranno poi messe a dimora all’inizio del mese di maggio. La semina può anche essere eseguita direttamente in campo in aprile, avendo cura di effettuare un intervento di diradamento delle piantine troppo fitte. Per il trapianto autunnale, le semine si eseguono in giugno-luglio in contenitori alveolari o in semenzai ombreggiati e un grammo di seme è sufficiente per un mq di superficie. In aprile-maggio si prelevano talee lunghe 7-8 cm dai germogli basali non fioriferi e si piantano in cassone, contenente un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali; quando queste hanno radicato si piantano definitivamente a dimora.

   La divisione di cespo è una pratica improponibile per una coltivazione a scopo industriale; è comunque, significativa, perché dà luogo a progenie del tutto identiche alla pianta da cui si è prelevato il materiale di propagazione.

- Sesti d’impianto

   Il sesto d’impianto è composto da 60-70 cm tra le file e 20-30 cm sulla fila e la densità ottimale è di 6-8 piante a mq. Le distanze fra le fila dovranno essere rapportate alle dimensioni dei piccoli macchinari disponibili in azienda e impiegati per le lavorazioni.

- Cure colturali

   L’origano risente molto della competizione con le specie infestanti: devono essere pertanto eseguiti alcuni interventi di sarchiatura nelle interfile e delle scerbature manuali lungo la fila. Utilissime sono le sarchiature, per arieggiare il terreno e rompere la capillarità, in modo particolare nei terreni argillosi, in quanto l’origano soffre molto di asfissia radicale nei casi di ristagno idrico. In alcuni paesi esteri vengono eseguiti interventi di diserbo chimico con l’impiego di Lenacil, somministrato in pre-emergenza. Le esigenze idriche della coltura sono più forti nella fase di germinazione dei semi e di affrancamento dei semenzali dopo il trapianto. Utilissimi sono gli apporti di acqua sia con irrigazioni a pioggia che per scorrimento dopo ogni sfalcio.

- Fertilizzazione

   Un impianto di origano ha una durata variabile da un minimo di 3 anni a un massimo di 10 anni. L’apporto di sostanza organica è perciò in funzione della longevità dell’impianto stesso; mediamente si considera necessario l’apporto di 300 q/ha di letame maturo da interrarsi al momento della lavorazione principale (aratura). Nelle coltivazioni non biologiche possono essere apportate annualmente 100-120 unità di azoto, 80-100 unità di P2O5 e 60-80 unità ad ettaro di K2O. L’azoto deve essere somministrato alla ripresa vegetativa e dopo ogni sfalcio per stimolare la crescita della pianta, fosforo e potassio possono essere apportati durante la prima lavorazione primaverile.

-          Raccolta e resa

   Durante il primo anno di coltivazione si ottiene un unico raccolto, mentre, a partire dal secondo anno, vengono mediamente eseguiti due sfalci, uno in luglio e uno in settembre-ottobre.L’origano viene tagliato in fioritura poco prima che si schiudano i fiori stessi.

   La produzione di massa verde al 1°anno è di 20-30 q/ha; al 2° anno entra in piena produzione e si sono riscontrate rese fino a 120-130 q/ha. Il calo pianta fresca e secca è del 75% circa e su 100 Kg di piante verdi la produzione di foglie e fiori mondi essiccati è di 15 Kg. L’essiccazione deve essere rapida ed avvenire con l’impiego di essiccatoi moderni o all’ombra, in luoghi ventilati. La conservazione interessa sia le piante secche in mazzi, sia le foglie private degli steli.

   La resa in olio essenziale della pianta fresca è dello 0,2-0,3%, e la produzione riferita ad un ettaro può aggirarsi sui 25- 30 kg.

Avversità

   Nelle coltivazioni di origano allo stato ottimale, sono solo stati riscontrati, in certe annate, attacchi di cicaline; la loro intensità non è mai stata tale da dover intervenire con trattamenti insetticidi.   Sono stati riscontrati anche attacchi di fitofagi della famiglia delle Aphidiae (Aphis origani), afide nero che porta deformazioni fogliari.

Ortica

 ORTICA

Urtica dioica L.

Fam. Urticaceae 

Descrizione

   L’ortica è una pianta erbacea perenne, alta fino a 150 cm, con rizoma ramificato, strisciante, cavo all’interno e ramificato alla base, con fusto quadrangolare. Le foglie sono ovali, opposte, lungamente picciuolate, allungate e dentate al margine. I fiori sono di colore giallo-verdastro, dioici, piccoli, sono riuniti in spighette pendenti sotto le foglie, se femminili, mentre quelli maschili sono eretti. Il frutto è un achenio ovale, piccolo con un ciuffo di peli all’apice. Tutta la pianta è provvista di peli urticanti cavi all’interno e rigonfiati alla base.

Proprietà e impieghi

   L’ortica ha proprietà emostatiche, diuretiche, nutritive e stimolanti. Trova impiego in erboristeria, in medicina, nell’industria tintoria, tessile, in cosmesi nella composizione di shampoo per capelli grassi, di lozioni per la caduta dei capelli e di prodotti antiforfora, e in veterinaria. L’ortica dopo la cottura perde il suo potere orticante. La clorofilla estratta dall’ortica serve per la colorazione di bevande, alimenti e profumi. I giovani germogli sono usati come ortaggio. In agricoltura biologica è considerata un ottimo fertilizzante e un repellente per numerosi insetti,inoltre è un buon alimento per polli, cavalli e bovini..

 Tecniche colturali

- Terreno ed ambiente

   L’ortica cresce spontanea quasi ovunque: predilige, terreni freschi ricchi di sostanza organica,sopporta bene la siccità, il freddo, e tutte le intemperie.

- Propagazione

     Si riproduce facilmente da seme. La semina può essere eseguita direttamente in pieno campo,su terreno ben lavorato ed affinato, in settembre o in primavera. In estate, si può ricorrere anche alla semina in semenzaio, effettuando il trapianto nei mesi autunnali o invernali. Altra tecnica interessante ma meno usata, è la divisione di cespo delle piante madri spontanee. L’operazione si esegue alla fine dell’inverno, quando inizia la vegetazione delle piante adulte. Le piantine così ottenute vanno rapidamente interrate e ben strette al terreno. Il potere urticante delle giovani piante è molto ridotto e l’operazione di manipolazione potrà essere facilmente agevolata dall’impiego di guanti di cuoio sottili. La messa a dimora delle piantine può essere eseguita anche con macchine trapiantatrici. La semina in campo può essere fatta anche a macchina senza l’interramento del seme.

-         Sesti d’impianto

   Le piantine possono essere poste alla distanza di 60-80 cm fra le fila e a 10-15 cm lungo la fila; gli impianti derivanti dalla semina diretta in campo non richiedono nessun intervento di diradamento. Le interfile possono essere anche più ravvicinate se l’impianto è destinato alla raccolta delle sole giovani foglie, fino ad una densità di 16 piante/m2; per le parcelle lasciate alla produzione del seme sono preferibili densità di 10 piante/m2.

 - Cure colturali

   Come per quasi tutte le specie coltivate, anche per la coltura dell’ortica si rendono necessari alcuni interventi di scerbatura manuale e meccanica. Le infestanti sono spesso più frequenti a causa dell’elevata concimazione con sostanza organica. Da esperienze svolte presso il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio sono risultate importanti gli interventi nelle prime fasi di sviluppo della pianta, alla ripresa vegetativa e dopo ogni sfalcio. L’ortica, grazie al rapido sviluppo vegetativo, chiude rapidamente l’interfila impedendo o riducendo al minimo lo sviluppo delle malerbe. Dopo ogni sfalcio per facilitare il ricaccio, ed in particolare nei terreni più siccitosi, è consigliata un’irrigazione.

- Fertilizzazione

   L’ortica cresce facilmente nei terreni ricchi di sostanza organica e di composti azotati. Al momento dell’aratura si consiglia l’apporto di grossi quantitativi di sostanza organica, letame maturo, liquame ecc. La coltivazione dell’ortica rimane in vita anche oltre 4-5 anni quindi è indispensabile una concimazione con 500 q/ha di letame. Ogni anno è possibile apportare 70-80 unità di azoto/ettaro alla ripresa vegetativa, oppure distribuito dopo ogni sfalcio per stimolare il ricaccio.

- Raccolta e resa

   Della pianta sono utilizzate le foglie; la raccolta si esegue tagliando la parte epigea poco prima della fioritura o quando il fusto è ancora erbaceo. Nel primo anno di impianto spesso viene eseguita una sola raccolta prima della fioritura della pianta, dal secondo anno l’ortica può essere sfalciata da 2 a 4 volte.

   La produzione media di prodotto verde riferita ad un ettaro di impianto in piena produzione è variabile fra i 100 e i 130 q/ha, il calo verde/secco sarà di 3 a 1, rimanendo circa 30-50 q di pianta essiccata; con la defogliazione la resa complessiva si riduce del 40% rimanendo complessivamente 20-30 q circa. L’ortica appena tagliata deve essere portata rapidamente in essiccatoio per evitare la perdita dei principi attivi e del colore delle foglie. A causa del notevole contenuto di acqua, le parti epigee non dovranno essere eccessivamente stratificate e l’essiccazione dovrà essere eseguita il più velocemente possibile. Una tecnica impiegata da alcune aziende consiste nel tagliare i giovani steli a qualche cm da terra e nel farli passare in una taglierina, provvedendo solo dopo alla sistemazione delle parte sminuzzate in un essiccatoio.

Avversità

   L’ortica è una pianta molto rustica e poco soggetta agli attacchi di parassiti e patogeni. Fino ad oggi è stata scarsamente coltivata, pertanto non sono riportate in bibliografia segnalazioni di particolari patologie. Allo stato spontaneo sono state riscontrate piante con attacchi di oidio e di rugginosità. Su alcune piante, allo stato spontaneo, sono state riscontrati anche presenze di afide verde.

Menta

 

MENTA PIPERITA

Mentha x piperita L.

Fam. Lamiaceae (Labiatae)

 

Descrizione

 

   La menta è una pianta erbacea perenne alta da 40 a 60 cm con rizoma legnoso e stoloni striscianti, ha fusto eretto a sezione quadrangolare, di colore variabile dal verde al viola. Le foglie sono opposte lanceolate, picciolate, con margine irregolarmente dentate. I fiori, di colore rosa violetto o bianchi, sono quasi sempre sterili. La pianta ha odore intenso e gradevole.

La Mentha x piperita L. è un ibrido naturale fra la Mentha acquatica L. e la Mentha viridis L., le varietà più coltivate sono la   Mentha piperita pallescens Camus, detta anche bianca o piemontese, con foglie di colore verde chiaro e fiori bianchi, e la Mentha piperita rubescens Camus, detta anche menta nera, con fiori rosa violaceo e foglie verde scuro. Quest’ultima ha un aroma intenso e penetrante, è ricca di olio essenziale, ma rispetto alla bianca contiene minore % di mentolo e presenta maggiore rusticità e adattabilità ai vari tipi di terreno. La menta nera, chiamata anche Italo-Mitcham dalla zona inglese da cui proviene, è stata introdotta nel 1903 e da allora non ha subito sostanziali modifiche.

Proprietà e impieghi

     La menta ha proprietà profumanti, aromatizzanti, digestive, coleretiche, colagoghe, eupeptiche, antisettiche, carminative, antispasmodiche, balsamiche, diuretiche, rinfrescanti, antisettiche. E’ largamente impiegata nell’industria cosmetica, farmaceutica, dolciaria, come correttivo del gusto e nell’industria dei liquori. Per uso interno l’infuso di menta determina un aumento della produzione biliare ed è indicato in gastriti, enteriti acute e croniche, per uso topico l'olio essenziale viene applicato su contusioni, eczemi, foruncolosi e ascessi, ulcere, punture d'insetti e; per inalazioni, in caso di raffreddori, bronchiti.

Tecniche colturali

 

- Terreno e ambiente

   La menta piperita è una pianta perenne e può rimanere per diversi anni nel terreno, dove si sviluppa e si allarga; per ragioni agronomiche viene coltivata come pianta annuale. E’ considerata una pianta da rinnovo e l’avvicendamento si ha spesso con l’erba medica, il frumento e il trifoglio; è consigliato svolgere una rotazione larga della menta evitando che ritorni sullo stesso terreno prima di 6-7 anni. La menta si adatta molto bene a quasi tutti i climi, preferendo temperature miti, non teme le gelate o le brinate tardive, richiede esposizione al sole e non sopporta i venti dominanti e predilige terreni freschi, sciolti, profondi e fertili. E’ sconsigliata la sua coltivazione in suoli argillosi, umidi e freddi durante l’inverno, in terreni con ristagno idrico, poiché, in questo caso, è più frequente la comparsa di malattie fungine.

 

- Propagazione

   La menta si moltiplica a partire dal mese di giugno mediante gli stoloni, prelevati di preferenza da un menteto di un anno. L’impianto si esegue in autunno o a fine inverno-inizio primavera, avendo cura di interrare gli stoloni in piccoli solchi profondi qualche cm e di disporli in fila a gruppetti di due o tre. Di norma si preferisce eseguire il trapianto nei mesi autunnali, al fine di avere una raccolta anticipata, maggiori rese in massa verde e una più alta resistenza a eventuali periodi siccitosi. Da un mq di menteto si può prelevare il materiale per impiantare 20 mq di menta. E’ possibile eseguire un impianto di menta ricorrendo al trapianto delle piantine alte 5-8 cm e ottenute dalla divisione di cespo. Quest’operazione si esegue in primavera inoltrata e in terreni sciolti con possibilità di irrigazione. Sempre nei terreni sciolti ed irrigui si può procedere all’impianto mediante l’interramento del ricaccio autunnale di menta; la parte epigea viene così sfalciata, interrata in solchi profondi 10-15 cm e irrigata abbondantemente. Questa tecnica permette di evitare la diffusione di alcuni patogeni dell’apparato radicale.

 

- Sesto di impianto

   L’impianto può essere fatto impiegando gli stoloni e ponendoli a distanza di 40 cm fra le fila e di 20- 30 cm lungo la fila. Le nuove tecniche di coltivazione pongono le file a 70-80 cm con una densità ottimale di circa 10-15 piante per m2.; sarà bene non scendere sotto questa densità, in quanto le colture poco dense tendono a fornire poco olio essenziale e di qualità inferiore. Gli stoloni andranno posti in piccoli solchi profondi 8-10 cm che andranno poi rullati dopo la messa a dimora degli stoloni o delle piante sarà bene intervenire con un’irrigazione

 

- Fertilizzazione

     E’ una pianta particolarmente esigente di azoto, potassio e predilige terreni ricchi di sostanza organica. Nelle lavorazioni profonde potrà essere utile l’apporto di 300-400 q/ha di letame.Da prove eseguite in Bulgaria si è verificato che per produrre una tonnellata di biomassa sono necessari 5,5 kg di azoto, 5,7 kg di potassio e 0,9 kg di fosforo. Possono essere apportati 120 unità di azoto sottoforma di nitrato ammonico, distribuito in parte all’impianto e in parte alla comparsa dei nuovi germogli, 100 unità di P2O5 sottoforma di perfosfato e di 150-200 unità di K2O.E’ stato dimostrato che l’azoto incrementa il contenuto di mentolo e di mentone nell’essenza.

 

- Cure colturali

   Nell’anno di coltivazione è necessario fare particolare attenzione alle infestanti; particolarmente dannosi sono il villucchio, il convolvolo che, con il suo arricciamento, provoca l’allettamento dei fusti, le linarie, le achillee, la camomilla. Prima di intraprendere la coltivazione sarà bene verificare quali infestanti sono presenti nel terreno e, comunque, intervenire con le tecniche agronomiche, al fine di ridurne la presenza. Poiché la menta produce molti stoloni, sarà bene intervenire nella lotta contro le infestanti appena queste compaiono, mediante sarchiature fino a quando sarà possibile accedere nelle interfile. Spesso già nel mese di giugno le interfile sono quasi completamente chiuse, rendendo difficile l’intervento di diserbo meccanico o manuale senza causare danni alla coltura. Anche l’irrigazione durante i mesi estivi è importante: l’acqua dovrà essere fornita mediante la tecnica per scorrimento

 

- Raccolta e resa

   La coltivazione della menta può essere destinata alla produzione di olio essenziale o delle foglie. Per la produzione di olio essenziale la raccolta si esegue in agosto quando la menta è in fioritura; la resa è dello 0,3 % sulla massa verde appena sfalciata; spesso il primo raccolto viene destinato alla distillazione in quanto più ricco di essenza, mentre il secondo   alla produzione della foglia. Per la produzione della cimetta il raccolto si può eseguire in luglio e il secondo sfalcio a fine estate. La resa complessiva fra i due sfalci è di circa 250 q/ha con una resa in secco del 25 % e un rapporto di foglie e fusti sul secco di 1: 1,5

 

Avversità

   Diversi sono i patogeni che colpiscono la menta: Puccinia menthae (ruggine della menta), che colpisce le foglie; i picnidi e gli ecidi, di colore giallastro, si formano in primavera nelle parti deformate e nei rigonfiamenti dello stelo, dei piccioli e delle foglie. Compaiono in seguito gli uredosori di colore bruno rossastro e in autunno i teleutosori scuri; il microrganismo sverna   come micelio nelle piante pluriennali e anche come teleutospora. La Ramularia menthicola, che attacca le foglie, producendone l’avvizzimento e il disseccamento, é frequente nei terreni sottoposti a forti concimazioni organiche e nei terreni molto umidi. La Rhizoctonia solani Kuhn provoca un rallentamento dello sviluppo e in molti casi anche la morte delle foglie precedentemente accartocciatesi. Da citare pure Macrophomina phaseoli Ashby, che provoca marciume a livello radicale.

   Fra gli insetti dannosi abbiamo alcuni afidi: Aphis affinis e Aphis menthae-radicis; alcuni coleotteri, il cassida viridis L. e il Chrysomela menthastri Suffr., alcuni nematodi fitofagi come Meloidogyne hapla e Pratylecoides laticauda che attaccano i rizomi.