Il giardino delle erbe - Casola Valsenio - il paese delle erbe e dei frutti dimenticati

Schede Coltivazione Piante

Melissa

 

MELISSA

Melissa officinalis L.

Fam. Labiatae 

Descrizione

   La melissa, nota con il nome di Cedronella o Erba Limona, è una pianta erbacea, perenne, alta da 40 cm a 1 m , spontanea e spesso coltivata. Le foglie sono picciolate e provviste di pochi peli, di colore verde chiaro sopra e glauche nella pagine inferiore, con odore gradevole di limone e sapore leggermente amaro, aromatico, piccante. I fiori sono raggruppati in glomeruli nella sommità della pianta, di color bianco-giallo all’inizio e leggermente screziati rosa in seguito. Melissa officinalis si distingue dalla Melissa varietà romana per l’odore non gradevole e per la foglia molto pelosa. Dalla melissa è nata anche un ibrido: la Melissa aurea. Le foglie contengono una essenza la cui azione dapprima è debolmente eccitante e poi calmante. Il frutto è un achenio, il seme è piccolo e di colore scuro. Non possiamo non porre in evidenza l’importanza di questa pianta apparentemente modesta, che è conosciuta fin dagli antichi tempi, ha fornito ottimi rimedi per l’uomo, quali la famosa “Acqua dei Carmelitani” e l’insuperabile “Spirito di Melissa”. I fiori della melissa sono visitati moltissimo dalle api per la loro ricchezza di nettare e polline. 

Proprietà ed impieghi.

   Alla melissa sono attribuite numerosissime proprietà: antispastiche, sedative, carminative, coleretiche, eupeptiche, stomachiche, toniche, emmenagoghe, diaforetiche, colagoghe, stimolanti, antiasmatiche, cicatrizzanti, antibatteriche. Trova impiego nell’industria cosmetica, alimentare e liquoristica, in farmaceutica, in erboristeria. I preparati a base di melissa sono utilizzati per i disturbi gastrointestinali di origine nervosa, flatulenza, spasmi viscerali, nelle emicranie, nei disturbi del sonno. Trova impiego nelle affezioni reumatiche e nelle nevralgie, serve per purificare e decongestionare la pelle irritata. Dalla pianta verde si ricava per distillazione, con rese estremamente basse, l’olio essenziale, utilizzato per la preparazione di bibite e liquori. Nel passato la melissa veniva somministrata sotto forma di alcoolato, che costituiva la nota medicina popolare "Acqua delle Carmelitane". 

Tecnica colturale  

Terreno e ambiente.

   E’ una pianta spontanea , ovunque facilmente coltivabile. Predilige terreni profondi, freschi, fertili e con esposizione a mezz’ombra, cresce facilmente in vari ambienti, fatta eccezione per i terreni eccessivamente siccitosi e quelli in cui si ha ristagno delle acque. 

Propagazione

   La melissa si propaga per seme e per divisione del cespo. Le semine possono essere eseguite direttamente in campo oppure in semenzaio. La prima tecnica è poco adottata in quanto la germinabilità del seme non è mai molto elevata e la semina diretta in campo richiede quantitativi di seme più elevati. In pieno campo la semina può essere eseguita in autunno o in marzo, verso l’inizio di aprile. Le giovani piantine nascono spesso scalarmene; laddove fossero troppo fitte, occorre intervenire con un diradamento. Più diffusa è la semina in semenzaio che può essere eseguita in diversi periodi dell’anno. Per un m2 di semenzaio servono 2-2,5 g di semente dal quale si ottengono dalle 500 alle 700 piantine circa. La semina può essere effettuata in giugno-luglio sotto un ombrario o in inverno in locali riscaldati. Il trapianto delle piantine potrà avvenire in autunno o in primavera inoltrata, con pane di terra; durante tutto l’inverno fino agli inizi di aprile anche a radice nuda.   La divisione di cespo si può eseguire su piante di 2-4 anni di età. Da ogni pianta madre si ottengono 20-40 nuove piantine; si esegue quasi sempre alla fine dell’inverno, fino agli inizi di aprile. Questa tecnica è consigliata solo per piccoli impianti, in quanto troppo costosa.

   Il peso di 1000 semi è di 0,5-0,6 g. La semina diretta in campo richiede quantitativi di seme variabile in funzione della densità adottata; per bassi investimenti possono essere necessari circa 2-2,5 kg/ha di seme, per alte densità d’impianto possono essere necessarie anche 4,5-5 kg di seme. Prima di ogni semina diretta in campo, è consigliato eseguire una prova di germinabilità.

Sesti d’impianto

   Negli impianti di melissa destinata alla produzione di foglia per uso erboristico e per la produzione del seme, le piantine sono poste a distanza di 60-75 cm fra le fila e lungo la fila a 20- 25 cm. circa. Sono state proposte anche forme di investimento maggiori, con piante distanziate fra le fila 40-50 cm, per la distillazione del prodotto. Le foglie più ricche di olio essenziale sono quelle basali e questo tipo di investimento andrà a ridurre lo sviluppo delle stesse, ma il maggior numero di sfalci ne aumenterà il numero.

 Cure colturali

   La semina diretta in campo può essere eseguita anche a macchina con seminatrici per semi minuti. Il seme cadendo ravvicinato e in abbondanza, originerà spesso una quantità eccessiva di piantine sulla fila, che dovranno essere diradate. Le piantine eliminate col diradamento potrebbero servire per fare nuove parcelle. Necessari sono gli interventi per rinettare le infestanti, che dovranno essere eseguiti con maggior frequenza fino a quando le piante non hanno raggiunto uno sviluppo tale da chiudere le interfile. In condizioni climatiche normali si richiedono 3-4 interventi all’anno. Al momento della raccolta delle parti epigee le piante devono essere prive di erbacce, soprattutto se la melissa è raccolta meccanicamente. Dopo ogni sfalcio sono importanti l’esecuzione di una sarchiatura e di una irrigazione per stimolare il ricaccio. Le irrigazioni a pioggia sopra chioma sono consigliate solamente dopo lo sfalcio e dopo il trapianto. Nei restanti stadi vegetativi è preferibile l’esecuzione di irrigazioni sottochioma.

 Fertilizzazione.

   Durante la lavorazione principale possono essere apportati 400 q/ha di letame maturo. L’azoto è importante per stimolare la ripresa vegetativa e potrà essere distribuito in primavera e dopo ogni sfalcio. Sono consigliati apporti complessivi di 100-120 unità ad ettaro. L’apporto di fosforo e potassio è limitato al momento dell’ultima lavorazione del terreno prima del trapianto o della semina in quantità di 80-100 unità ad ettaro. Eventuali piccoli apporti di fosforo e potassio potrebbero avvenire in primavera durante le lavorazioni.

 Raccolta e resa.

   La raccolta si esegue facilmente a macchina mediante l’impiego di falciatrici o falciacaricatrici, preferibilmente con carico dall’alto. La melissa dovrà essere raccolta ben asciutta.   Al primo anno di vita dell’impianto si eseguono 1 o 2 sfalci al massimo, di cui il cui 1°è molto scarso ed ha il semplice scopo di facilitare l’accestimento delle piante. La coltura entra in piena produzione al secondo anno di vita e la vita media di un impianto è di 5-7 anni. Il taglio delle piante può essere eseguito raso terra in quanto gli organi deputati al ricaccio sono dislocati nella porzione di pianta subito sotto il terreno. La raccolta per l’uso erboristico e per la distillazione avviene poco prima della fioritura e possibilmente nelle ore del pomeriggio; a maturazione completa e nelle ore del mattino per la produzione di seme  

La produzione di massa verde prodotta a partire dal secondo anno di coltivazione può variare dai 160-220 q/ha ottenuti dai due sfalci. Il calo verde secco è di 4 a 1 rimanendo in totale 30-40 q; Il rapporto massa secca e foglia monda è di 3/1 per un totale di circa 10-12 q/ha. Il prodotto fresco che si ricava da una coltura a prato fatta su terreni rispondenti alla pianta può essere ottenuto fin dal primo di 80 q/ha per raggiungere i 200 e oltre q/ha.

La produzione media di seme è di 5 q/ha, con punte di 6,5 q/ha nei terreni particolarmente fertili. La produzione di seme va aumentando dal 1° al 3° anno per stabilizzarsi nei successivi 2-3 anni.

   La resa in olio essenziale può variare in funzione di vari fattori, in particolare l’essenza di melissa aumenta con l’altitudine. Una resa indicativa può essere dello 0,01-0,03 % per foglie e sommità fiorite. La distillazione in corrente di vapore va eseguita con attenzione per via della bassa resa. Il secondo sfalcio eseguito in agosto dimostra di contenere una maggiore quantità di essenza rispetto al primo sfalcio fatto nel mese di giugno.

 Avversità

   Fra i patogeni si ricorda L’Erisyphe spp., agente del mal bianco della menta. la Septoria melissae Desm., che si manifesta con un ingiallimento delle foglie che dall’apice si estende fino alla base del lembo. Le foglie in breve tempo disseccano e cadono. Quando l’attacco è forte le piante vanno incontro ad un limitato accrescimento. La Puccinia menthae Pers., agente della ruggine della menta, compare già in primavera, ma l’attacco maggiore con distruzione delle foglie avviene in estate. Il microrganismo sverna come micelio o come teleutospora nelle vecchie piante. La Phleospora melissae Desm. Paris compare alla fine dell’estate arrecando danni alle sommità fiorite; i sintomi sono macchie fogliari piccole, numerose, prima gialle poi brune sulla pagina superiore. Le foglie colpite prima si decolorano poi si accartocciano e quindi si seccano cadendo a terra Tra gli insetti sono da ricordare alcuni coleotteri il Cryptocephalus ocellatus Drap., e il Cassida viridis L. con danni, delle larve e degli insetti, alle foglie per erosione della pagina inferiore e successiva formazione di fori; il Oeacanthus pellucens Scop. che provoca erosioni sulle foglie e sui fusti più teneri in seguito alla ovodeposizione.

Malva

Malva sylvestris L.

Fam. Malvaceae 

Descrizione

   La malva è una pianta perenne, raramente annuale, con radice a fittone biancastra e carnosa, fusto eretto alto anche oltre un metro, ramificato. Le foglie sono picciolate, palminervie, tomentose, mentre i fiori, con un diametro fino a 10 cm, sono inseriti, solitari, all’ascella delle foglie superiori, di colore variabile dal rosa al viola e fioriscono durante la stagione estiva. Il frutto è un poliachenio. La malva è originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale, in Italia è molto comune e cresce spontanea su tutta la penisola. 

Proprietà e impieghi

   La malva ha proprietà emollienti, antinfiammatorie, lenitive e lassative; trova impiego in cosmetica e in erboristeria. Per uso interno si usano le foglie e i fiori, sotto forma di tisane, nelle malattie da raffreddamento e nelle infiammazioni orofaringee. Per uso esterno l’applicazione più comune è quella di fare gargarismi per mal di gola, stomatiti, ascessi dentari, in clisteri nelle infiammazioni intestinali, e in affezioni ginecologiche. 

Tecniche colturali

- Terreno e ambiente

La coltura della malva rimane normalmente in campo per due anni ed è considerata, nell’ambito degli avvicendamenti, una coltura sarchiata; si adatta a quasi tutti i tipi di terreno, prediligendo quelli freschi, sciolti, ben dotati di sostanza organica. Cresce facilmente in tutte le zone a clima mite; si sconsigliano i terreni troppo pesanti, quelli aridi o eccessivamente umidi. 

- Propagazione

   I nuovi impianti si possono fare mediante semina o per divisione del cespo; la via di propagazione più conveniente è quella gamica. Si può operare mediante semina diretta in campo, nei mesi di aprile-maggio. La semina può anche essere fatta in semenzaio o in contenitori alveolari all’interno di serre riscaldate nei mesi di gennaio-febbraio, eseguendo il trapianto quando le piantine sono sufficientemente sviluppate e, comunque, non prima della fine di marzo-inizio di aprile. Il trapianto e la semina possono essere eseguiti facilmente, rispettivamente con l’impiego di macchine trapiantatrici o con seminatrici. Subito dopo il trapianto, nelle settimane successive, sono consigliate alcune irrigazioni per ridurre o evitare la crisi di trapianto. Dalla semina al trapianto intercorrono mediamente 60 giorni. Solo per l’impianto di piccolissime parcelle è possibile ricorre alla divisione di cespo, da effettuarsi a fine inverno-inizio primavera. 

- Sesti di impianto

   La densità ottimale per la produzione di foglie è di 10 piante a m2, per la produzione di fiori la densità si può ridurre a 7-8 piante per m2. Il peso di 1.000 semi è di 2 grammi circa;per la semina diretta in pieno campo servono 4-5 kg di seme per ettaro, mentre in semenzaio si utilizza 1 grammo di seme per m2. Il sesto di impianto adottato è di 20-30 cm lungo la fila e di 60-70 cm fra le fila;è   possibile allargare le distanze fra le fila arrivando ad 80-90 cm nell’interfila e 20 cm lungo la fila per facilitare le operazioni di sarchiatura o di fresatura a macchina. 

- Fertilizzazione

   La malva è una pianta molto esigente in quanto a sostanza organica, è perciò importante dotare il terreno, al momento delle lavorazioni principali, di letame in quantità di 350-400 q/ha. L’apporto di azoto potrà avvenire dopo ogni sfalcio per stimolare la vegetazione. Un quantitativo troppo elevato di azoto può portare ad una eccessiva vigoria a scapito della produzione dei fiori. Si possono considerare sufficienti 80-100 unità ad ettaro di fosforo e potassio, 70-80 unità ettaro di azoto per la produzione dei fiori e di 100-120 unità per la produzione di foglie. 

- Cure colturali

   Dopo la semina o il trapianto che dovrà avvenire su un terreno ben affinato, sarà importante eseguire almeno 3-4 sarchiature al fine di contenere le infestanti e di rompere la capillarità. La malva non richiede particolari irrigazioni, che possono essere utili nei periodi di maggiore siccità, subito dopo il trapianto e dopo ogni sfalcio; le irrigazioni a pioggia sono sconsigliate quando la pianta è già sviluppata. L’apporto di acqua permette, in ogni caso, di facilitare il ricaccio dopo ogni sfalcio e di aumentare le rese. Un’eccessiva umidità stimola la comparsa di ruggine sulle foglie.

- Raccolta e resa

   La raccolta dei fiori si effettua al momento della fioritura nel secondo anno di vita in giugno-luglio e dopo la metà di agosto, viene effettuata manualmente, causa la scalarità di maturazione.e la produzione di fiori è di 7-10 q/ha. Se la coltura è indirizzata alla produzione delle foglie, l’operazione di sfalcio avviene nel momento di massimo rigoglio vegetativo, fin dal primo anno di coltivazione e possono essere eseguite due raccolte in un anno. L’operazione è meccanizzabile mediante falciatrici o falciacaricatrici semoventi o trainate. La resa in massa verde varia fra i 100 e i 130 q/ha; la resa in foglia secca si riduce di 1/3 aggirandosi sui 30-40 q/ha. 

Avversità

   Il patogeno più frequente nelle nostre zone   è la Puccinia malvaceearum Mont. che genera la ruggine sulle foglie; sempre a carico dell’apparato fogliare si trova la Phyllosticta destructiva Desm., l’Ascochyta malvicola Sacc. e la Septoria heterochroa Desm.. Frequente è l’antracnosi, causata dal Colletotrichum malvarum (A.Br. et.Casp) Santhw. Sono pure frequenti sulle foglie e sugli apici, afidi quali Aphis rhamni B.d.F., Myzus persicae Sulz, Eupteryx atropunctata Geoze mentre un lepidottero, il Platyedra malvella Hb, causa l’erosione dei lembi fogliari.. Alcuni coleotteri, quali Apion aeneum, A. radiolum Kir., Podagrica malvae, Podagrica fuscicornis L. e Lixus algirus L., danneggiano, adulti, le foglie e i fiori, mentre le larve si nutrono dei fusti e delle radici scavandovi delle gallerie. Sulla malva vive un insetto, l’Oxycarenus lavaterae Fabricius, le cui neanidi pungono foglie, steli, fiori e semi non ancora maturi provocando la comparsa di tacche necrotiche, l’aborto dei fiori, l’avvizzimento dei semi, il nanismo e l’affastellamento della vegetazione

 

Lavanda

Scheda

LAVANDA E SUOI IBRIDI ( O LAVANDINI)

Lavandula angustifolia Miller (sin.: L.vera D.C.; L. officinalis Chaix) (lavanda vera o lavanda officinale)

Lavandula latifolia Medikus (lavanda latifoglia o spigo)

Lavandula x hybrida Reverchon (lavandino)

Fam.Lamiaceae ( Labiatae)

Descrizione 

   L’ibrido interspecifico viene chiamato lavandino o lavandinova, la specie con funzione impollinatrice è Lavandula angustifolia Miller o lavanda vera, o semplicemente lavanda.

   La lavanda vera è un piccolo arbusto di medio sviluppo, con foglie verde chiaro di consistenza coriacea. I fiori sono portati alla sommità della pianta, in piccole infiorescenze, su corti steli privi di foglie. Fiorisce fra giugno e luglio, con fiori azzurri o violacei che emanano, se strofinati, un odore intenso e delicato.

   Tale pianta è originaria della regione mediterranea occidentale; sul territorio nazionale si trova allo stato spontaneo, raramente nella penisola ma più facilmente nelle isole. Nella nostra regione sporadicamente si trova spontanea in Romagna, nel Bolognese e nel Piacentino. L’ambiente naturale della lavanda è il cespuglietto rado, su suolo arido ed erboso della fascia collinare submontana dell’appennino.

   Gli ibridi della lavanda si distinguono dalla lavanda vera, in linea generale, per il loro maggior sviluppo vegetativo e per la notevole lunghezza degli steli che portano le infiorescenze.

   Caratteri differenziali più particolareggiati sono: presenza di infiorescenze secondarie inserite lateralmente allo stelo principale più o meno sviluppate ed in numero di due o più, assenza di seme e polline sterile, brattea ascellare dei fiori più ampia, infine il calice del fiore tubuloso è più stretto rispetto alla lavanda vera.

   Esistono numerosi ibridi selezionati per alcuni caratteri: produzione di infiorescenza, resa e qualità dell’olio essenziale, portamento che rende possibile la piena meccanizzazione, rusticità delle piante etc.

   Tra i più importanti si possono menzionare le cultivar di provenienza francese: l’Abrialis, ottimo come resa e qualità; i Super, di vario tipo contrassegnati con le lettere dell’alfabeto dalla A alla Z; il Maime ; il Grosso; il Sumiens; e le ultimissime cultivar R.C., selezionate presso il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio dal prof. Augusto Rinaldi Ceroni..

   Questi ibridi selezionati assumono notevole importanza commerciale rispetto alla lavanda vera per la loro maggior resa in olio essenziale, anche se da un punto di vista qualitativo sono notevolmente inferiori. In ogni caso gli oli essenziali di entrambi (lavanda e lavandini) hanno una interessante valutazione commerciale, e vengono ritirati dalle industrie dei profumi e dei cosmetici e dall’erboristeria, settore che richiede anche una certa quantità di fiori sgranati.

   E’ opportuno ricordare il ruolo di lavanda e lavandini come piante mellifere, per la produzione di mieli aromatici monoflora, particolarmente pregiati ed inoltre, come piante ornamentali per giardini, viali, aiuole spartitraffico etc, in particolare la cv. Maime grazie al suo superbo portamento.

In Tab.1 si riportano caratteri morfologici di alcune cultivar presenti nel giardino. 

Proprietà e impieghi

   Lavandula sp. ha proprietà profumanti , aromatizzanti, balsamiche, vulnerarie, digestive, coleretiche, carminative, diuretiche, antisettiche, antispasmodiche, analgesiche. 

   L’olio essenziale ottenuto dalle infiorescenze (chiamato comunemente ma impropriamente “olio di lavanda”), contiene numerosi composti, che conferiscono, se per uso topico, proprietà rubefacenti, vasodilatatorie locali e antinevralgiche nei dolori muscolari ed artritici. All’olio, inoltre, si attribuiscono proprietà antisettiche .

Si riportano in fondo due tabelle relative ad analisi chimiche effettuate su olio essenziale di lavanda vera e lavandini(Tab 4-5) ed un breve profilo aromatico dell’olio essenziale.

 Tecniche culturali

- Terreno ed ambiente

   La lavanda e i suoi ibridi hanno una buona resa vegetativa in suoli aridi, a reazione neutra o leggermente acida pH 4,5-7,5. Prediligono i terreni permeabili ricchi di scheletro e ben aerato, con una discreta dotazione di humus; sono da evitare i terreni umidi ed asfittici. La lavanda è una pianta termofila, delle stazioni calde e ben esposte, dei climi suboceanici. La durata economica degli impianti è di otto anni per la lavanda vera, e di dieci-dodici anni per le lavandinove.

 - Propagazione

La lavanda si propaga da seme e da talea, le lavandinove solamente da talea.  Generalmente la riproduzione agamica è la più conveniente. Si prelevano  dalle piante madri di 2-3 anni ed  in periodo di assoluto riposo le talee legnose. Questo materiale può essere impiegato direttamente in pieno campo se  esistono le condizioni atmosferiche ideali (terreni soffici, pioggie frequenti) oppure si renderà necessario irrigare nella fase della radicazione. In mancanza di acqua si possono avere fallanze superiori al 50%. Più spesso, considerati gli ambienti in genere aridi dove vengono impiantati i lavandeti, si preferisce far radicare le talee in cassoni o aiuole opportunamente preparati ed irrigati e solo dopo trapiantare le barbatelle in pieno campo.

Si possono utilizzare semi in letti caldi, per far radicare il materiale durante l’inverno e trapiantarlo in pieno campo a fine marzo-aprile.

   All’aperto, in cassoni od aiuole, si piantano le talee prima dell’inverno oppure all’inizio della primavera successiva, quando le condizioni invernali della zona non siano troppo rigide, tali da causare danni da scalzamento ad opera del gelo. La messa a dimora delle barbatelle si esegue alla fine della stagione vegetativa oppure alla primavera successiva, nel caso di inverni troppo freddi. Con le condizioni descritte, il radicamento delle talee avviene facilmente, unica avvertenza importante oltre l’irrigazione, consiste nel piantare a fondo, includendo nella porzione interrata, una parte delle foglie e lasciando affiorare solo qualche centimetro di talea. Per produrre il materiale radicato necessario, per investire un ettaro di terreno a lavandeto, occorrono 60-70 metri di cassone, superficie da raddoppiare in caso di aiuole.

   Nel caso della lavanda vera, come già ricordato, il materiale può essere prodotto da seme. All’aperto si può seminare in aiuole o cassoni, preparati con terra fine ed eventualmente arricchita di sabbia inerte, prima dell’inverno od a primavera a seconda delle condizioni climatiche. Occorrono, comunque, uno o due mesi di tempo per la germinazione del seme, in caso di siccità, poi, bisogna mantenere umido il letto di semina. Le giovani piantine sono pronte per il trapianto nell’ottobre successivo. In serre riscaldate è possibile recuperare tempo: la germinazione può avvenire durante l’inverno ed il trapianto a primavera. Per produrre le piantine necessarie all’investimento di un ettaro di terreno con lavanda vera, servono circa 150 g. di seme in 20 metri quadrati di cassone e almeno 300 g. di seme in 60 mq di terreno nel caso di aiuole. Presso il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio sono state eseguite prove di riproduzione meristematica sia sulla lavanda che sulle varie cv. di lavandinove, con ottimi risultati.

-Sesti di impianto

La densità d'impianto varia fra lavanda vera e lavandinove, in quanto fra queste ultime è maggiore lo sviluppo dell'apparato vegetativo 

- Lavanda vera: 1,40 -1,50 m. tra le file e almeno due o tre piante sulla fila (0,33-0,50 m.), per un totale di circa 15.000 -20.000 piantine ad ettaro (densità da 1,4 a 1,8 piante/mq )

- Lavandinove: 1,80-2,00 m. tra le file, e sulla fila 0,5-0,6 m. per un totale di circa 10-12.000 piantine ad ettaro (densità da 1 a 1,2 piante /mq).

   Ovviamente nella scelta definitiva delle distanze, occorre considerare le possibilità di meccanizzazione dell’azienda, tenendo presente che nei primi tre anni l’impianto deve essere sarchiato.   Le piantine vengono messe a dimora molto fitte sulla fila, anche se questo ne sbilancia molto l’accrescimento, per accelerare la chiusura delle piante sulla fila e quindi la formazione di una siepe compatta. Questa operazione limita il numero di infestanti nei primi anni di vita dell’impianto, in modo da rendere economica la raccolta meccanica già al terzo anno.

 - Cure colturali

   Il trapianto delle giovani piantine può essere meccanizzato, quando la piantina ha raggiunto un’altezza minima di 5-6 cm. L’operazione di trapianto è facilmente meccanizzabile con qualsiasi trapiantatrice. Il rendimento in terreni marginali di alta collina di una macchina bifila non è superiore alle 1000- 1500 barbatelle ogni ora.

   Nei primi due o tre anni di vita dell’impianto, occorre eliminare le malerbe per evitare il soffocamento delle giovani piante e il depauperamento degli elementi nutritivi presenti nel terreno; inoltre si deve evitare il mescolamento delle infestanti ai fiori di Lavandula per non alterare le caratteristiche dell’essenza. Con i sesti di impianto prima indicati, le giovani piantine impiegano mediamente 3-4 anni per raggiungere buone dimensioni e formare una larga siepe protetta dalle infestanti. In questo periodo si eseguono generalmente 2-3 fresature nell’interfila, non molto profonde per non danneggiare le radici (max 10-15 cm), e 3-4 scerbature sulla fila ogni anno. Al primo anno d’impianto, le piante non vanno fatte fiorire, intervenendo più volte con il taglio delle giovani infiorescenze. Queste operazioni sono importanti al fine di garantire un buon sviluppo della pianta. Dopo questo primo periodo (3-4 anni), se le piante hanno raggiunto le dimensioni normali, si lascia inerbire l’interfila controllando il prato con uno o due sfalci all’anno.

   Il problema del diserbo chimico è stato affrontato dall’A.R.F. - E.R. sotto il duplice aspetto di ricerca dei principi attivi selettivi verso la coltura in atto e di ricerca di eventuali residui di pesticida nell’olio essenziale e nel terreno. Allo stato attuale della sperimentazione non si possono esprimere giudizi di sicura selettività dei principi attivi provati. A titolo informativo si riportano i nomi comuni dei principi attivi “selettivi” segnalati in bibliografia: Chlorthiamide- formulato granulare 5-6 kg/ha prodotto commerciale. Dichlobenil - formulato granulare 9 kg/ha prodotto commerciale

 - Fertilizzazione

   E’ molto importante in una coltura a lungo ciclo, come il lavandeto, dotare il terreno di una sufficiente quantità di sostanza organica, in linea di massima occorre un apporto letamico di 500 q/ha all’impianto. Il consumo annuale di elementi fertilizzanti è di 50 unità di N di 50 unità di P2O5 e 50 unità K2O (valori indicati da vari autori). Generalmente conviene, nei primi 3-4 anni di coltura, quando ancora si eseguono le lavorazioni nelle interfile, apportare un complesso ternario 10-10-10-in ragioni di 4-5 ql/ha. Questo valore è valido in generale per la lavanda e per la maggior parte delle cv. di lavandinove, occorre comunque ricordare che alcune di queste, come l’RC, tendono a sviluppare eccessivamente l’apparato fogliare, rendendo così difficoltosa l’operazione di raccolta meccanica; in questi casi occorre ridurre l’apporto di fertilizzanti ed in particolare dell’azoto.

   Al quarto anno di vita le piante hanno raggiunto le dimensioni ideali e, da questo momento fino alla fine del ciclo, occorre apportare solo azoto alla ripresa vegetativa, 2-3 q/ha di nitrato ammonico nell’interfila. Nei terreni tendenzialmente poveri di potassio, conviene aumentare l’apporto di questo elemento, in quanto il potassio stesso favorisce la fioritura. Questo elemento non va mai somministrato sottoforma di cloruro, per non alterare l’essenza.

-Raccolta e resa

   Della lavanda si raccolgono le infiorescenze o i fiori e i semi per le specie fertili. La raccolta può essere eseguita a mano con falcetti o a macchina con l’ausilio di mietilegatrici. Queste macchine tagliano ed affastellano, in piccoli covoni legati, i lunghi steli che portano le infiorescenze, successivamente questi covoni vengono caricati e trasportati con mezzi idonei al distillatore.

   Da tempo presso il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio, è stata modificata una mietilegatrice da grano, montata su di una motofalciatrice, elevando il piano di taglio ad una altezza tale da non compromettere l’apparato vegetativo delle lavandinove, e aggiungendo anteriormente due convogliatori, allo scopo di concentrare le infiorescenze nella zona centrale della barra falciante e del legatore. La macchina si è dimostrata affidabile e maneggevole dato il suo limitato peso e ingombro: qualità queste estremamente importanti nel caso di terreni in pendenza di alta collina.

   Il rendimento della motofalciatrice, che in questi terreni lavora solo lungo le linee di massima pendenza, è di 4-8 ore ogni ettaro di lavandeto. Questo sistema di raccolta presenta oggi numerosi limiti tecnici ed economici. Infatti divide le operazioni in due momenti, taglio e successivo carico dei piccoli covoni, con la raccolta ed il trasporto di parti dell’infiorescenza, come gli steli, che non contengono olio essenziale. Questo metodo di raccolta non può essere impiegato per la lavanda vera, in quanto gli steli dell’infiorescenza sono troppo corti e l’apparato legatore non sempre riesce ad affastellarli ed a legarli.

   La raccolta viene fatta in periodi diversi a seconda della destinazione dei prodotti: fiori per l’erboristeria oppure infiorescenze per la distillazione. I fiori per l’erboristeria vanno raccolti all’inizio della fioritura, quando i tessuti fiorali hanno maggiore consistenza e colori più vivi. Generalmente in Emilia Romagna, l’epoca migliore per la raccolta è la seconda quindicina di luglio per le lavandinove e la fine di giugno per la lavanda vera. Ovviamente queste date sono valide se l’andamento stagionale è regolare, con abbondanza di piogge in primavera seguite da un clima asciutto in estate.

   Nel caso, più comune, di raccolta delle infiorescenze per la distillazione, essendo l’olio essenziale contenuto per la maggior parte nei calici fiorali, conviene effettuare la raccolta dei fiori nell’epoca di massima fioritura. Per le lavandinove la raccolta avviene quando tutti i fiori delle infiorescenze principali sono sbocciati, mentre nella lavanda vera si effettua poco prima della completa fioritura ; tempo determinabile anche grazie alla ridotta presenza di api nel lavandeto. Di norma è meglio posticipare l’epoca di raccolta anziché anticiparla, in quanto i componenti pregiati dell’olio essenziale, acetato di linalile e linalolo, e più in generale le caratteristiche di qualità chimiche e organolettiche, aumentano fino alla fioritura poi si stabilizzano. Solo per la lavanda vera, avvenuta la fecondazione, si ha una leggera diminuzione di resa. Il materiale raccolto viene poi distillato subito o leggermente appassito, in quanto non esistono sostanziali differenze sia dal punto di vista chimico che del rendimento.

Nei nostri climi con andamento stagionale regolare, le condizioni ottimali si hanno durante il mese di agosto. In entrambi i casi è opportuno effettuare la raccolta in giornate asciutte e, per quanto possibile, lontane dalle prime ore del mattino, o comunque quando le piante non sono più bagnate di rugiada, al fine di evitare le fermentazioni che in ogni caso deteriorano il prodotto. L’olio essenziale viene generalmente estratto in corrente di vapore.

Le rese di distillazione si aggirano mediamente sui valori dello 0.7-0.8% (Kg ogni100 Kg di materiale fresco) e le rese maggiori si realizzano nella fascia altitudinale dei 400-600 m s.l.m..       Si riportano alla fine del documento delle tabelle che riportano dati relativi a rese produttive e in olio essenziale di alcune coltivazioni di lavanda Tab 2-3.

-Avversità

    Negli impianti sperimentali in pieno campo e nel Giardino delle Erbe di Casola Valsenio, dove da lungo tempo si coltivano queste piante, si sono osservati sporadicamente marciumi radicali, controllabili con l’eliminazione dei soggetti colpiti e con l’utilizzo di terreni ben drenati. Tra gli insetti, saltuariamente ed in maniera non sistematica si sono notati dei piccoli coleotteri sui fiori, i cui attacchi non destano preoccupazioni per la limitatezza del numero degli individui.

   In bibliografia vengono segnalati: Thomasiniana lavandulae, un dittero le cui larve, tra marzo e giugno provocano delle necrosi sui fusti e sui rametti. Tra i parassiti vegetali si ricorda la cuscuta e il marciume radicale. Vengono poi segnalati dei deperimenti generali delle piante ad opera di un micoplasma, la cui infezione viene trasmessa da piccoli insetti del tipo cicaline.

   L’eventuale problema del micoplasma e del marciume radicale, nei nostri terreni, si può affrontare con l’impiego di materiale sano e selezionato; a questo scopo la riproduzione meristematica e l’impianto in terreni non contaminati danno le necessarie garanzie per ottenere un buon prodotto.

 

Tab1 Caratteri morfologici di otto selezioni di lavanda officinale presenti nel Giardino

 

 

Boston

blue

Dwarf

blue

Francese

Hidcote

Munstead

Selezione 1

Selezione 2

Selezione 3

Colore fiore

Viola chiaro piena fioritura

viola chiaro in sfioritura

Viola chiaro piena fioritura

Viola scuro piena fioritura

Viola molto chiaro in sfioritura

Viola in sfioritura

Viola in sfioritura

Viola in sfioritura

Lunghezza stelo

35-36 cm

39.5 cm

35-36 cm

33-34 cm

38 cm

42 cm

31 cm

36.5 cm

Diametro infiorescenza

1.8 cm

1.9 cm

1.8 cm

1.8 cm

1.8 cm

2.4 cm

1.9 cm

2.4 cm

Distanza tra palco principale ed infiorescenza

4.4 cm

3.2 cm

4.4 cm

3.5 cm

1.8 cm

4.7 cm

4.3 cm

3.4 cm

Diametro fiore

0.60 cm

0.7 cm

0.60 cm

0.5 cm

3 cm

0.6 cm

0.8 cm

0.8 cm

Numero palchi infiorescenza

7-8

4

7-8

5-6

4

6

6

5

Altezza da terra

84 cm

80 cm

84 cm

64.5 cm

83 cm

90 cm

70 cm

86 cm

Larghezza pianta

170 cm

138 cm

170 cm

105 cm

138 cm

200 cm

130 cm

160 cm

 Tab.2

Caratteristiche biometriche e produttive di otto varietà di lavanda presenti nel Giardino delle erbe “augusto Rinaldi Ceroni” di Casola Valsenio

 

Varietà

Altezza

cm

Ampiezza

chioma

cm

Peso

fresco

g/pianta

Peso

secco

g/pianta

Produzione

sgranato

g/pianta

Resa

sgranato

%p.s.

Resa olio

ml/Kg

p.f.

Resa olio

ml/pianta

Boston Blue

47

72

423

210

73

35

6.6

2.8

Dwarf blue

80

138

1053

383

77

20

4.2

4.5

Francese

84

170

615

235

70

28

6.0

3.7

Hidcote

65

105

1257

470

90

19

8.3

4.9

Munstead

83

138

720

305

80

26

4.7

3.4

Selezione 1

90

200

1060

420

130

31

10.7

11.3

Selezione 2

70

130

920

340

60

18

7.5

6.9

Selezione 3

86

160

1220

230

40

17

4.5

5.5

p.s. = pianta secca

p.f. = pianta fresca

La resa in olio varia a seconda della cultivar, sembra infatti legata alla concentrazione di olio e alla biomassa prodotta. Minore incidenza su questo dato risultano avere le caratteristiche podologiche del terreno.

 

 Tab3- Produzioni ottenute da coltivazioni in pieno campo in località: Casaccia e Cà di Stefano in comune di Casola Valsenio e Fornazzano di Brisighella

 

Tipo

Infiorescenze

q.li/ha

Sgranato

q.li/ha

Olio essenziale

Lt/ha

Lavanda vera e selezionata

50-70

7-10

30-35

Abrialis

80-120

14-17

100-150

Super A

80-110

10-15

95-130

RC

130-150

18-20

160-190

Maime

100-120

13-16

110-130

 

Cultivar

Resa %in o.e. w/w

α-pinene

β-pinene

mircene

limonene

eucaliptolo

canfora

linalolo

Linalil acetato

β-cariofillene

lavandulolo

terpineolo

Nerile

acetato

Geranile

acetato

nerolo

geraniolo

Lavandula   min

Vera           med

                   max

0.30

0.70

0.90

0.02

0.30

0.93

0.02

0.10

0.20

0.27

1.00

1.60

0.05

0.25

0.62

0.02

0.20

1.12

0.18

0.60

0.80

29.45

42.20

49.90

12.40

33.00

41.05

1.24

4.30

12.37

0.13

0.60

1.75

1.33

3.60

7.86

0.12

0.50

1.68

0.41

1.10

1.55

0.11

0.20

0.32

0.28

0.70

1.32

L.vera         min selezionata med

                   max

0.70

0.75

0.90

0.04

0.10

0.23

0.02

0.10

0.14

0.50

0.95

1.60

0.10

0.20

0.35

0.02

0.05

0.09

0.33

0.65

0.67

32.10

41.50

41.70

31.00

37.80

41.80

0.81

1.35

1.81

0.08

0.10

0.13

2.22

2.80

3.17

0.12

0.30

0.45

0.59

1.00

1.23

0.14

0.20

0.29

0.42

0.75

0.87

Abrialis       min

                   med

                   max      

0.50

1.35

1.90

0.19

0.47

0.84

0.10

0.46

1.14

0.48

0.99

2.37

0.30

0.52

1.00

4.50

8.89

12.02

7.85

10.08

13.34

30.31

35.77

45.10

14.10

24.26

36.17

0.82

1.63

2.38

0.58

0.86

1.08

2.33

3.48

4.60

0.10

0.19

0.32

0.58

1.19

1.86

0.05

0.09

0.23

0.17

0.31

0.75

Super A       min

                   med

                   max  

0.40

1.20

1.70

0.05

0.16

0.48

0.05

0.12

0.37

0.40

1.03

2.43

0.27

0.52

1.61

2.30

5.37

10.88

5.03

6.56

13.07

23.55

29.33

47.88

33.60

39.65

52.20

0.69

0.75

1.05

0.20

0.47

1.04

2.51

3.16

4.77

0.13

0.25

0.43

0.51

0.91

1.51

0.05

0.14

0.59

0.28

0.47

1.31

Super Z       min

                   med

                   max

0.50

1.10

1.50

0.12

0.23

0.38

0.09

0.17

0.26

0.48

0.80

1.45

0.41

0.70

0.97

1.86

5.18

8.75

10.06

11.80

14.79

27.32

29.63

39.90

32.52

35.35

42.74

0.67

0.76

1.03

0.32

0.46

0.67

3.24

3.76

6.31

0.14

0.21

0.33

0.99

1.22

1.90

0.05

0.10

0.20

0.28

0.35

0.54

Maime         min

                   med

                  max

0.60

1.10

1.60

0.10

0.26

0.58

0.08

0.22

0.37

0.21

0.74

1.53

0.31

0.55

1.25

1.82

5.30

11.05

8.10

9.81

13.85

33.52

46.99

60.13

13.67

20.08

30.43

1.65

2.22

3.50

0.23

0.45

0.80

2.33

2.78

4.56

0.06

0.12

0.20

0.39

0.66

1.06

0.02

0.04

0.15

0.14

0.28

0.39

R.C.             min

                   med

                   max

0.70

1.30

1.70

0.38

0.68

1.34

0.14

0.39

1.10

0.50

0.86

1.81

0.36

1.15

2.59

3.85

10.66

26.04

11.16

13.57

18.50

43.50

54.80

70.60

-

-

-

2.15

3.50

6.61

0.50

0.99

1.81

2.04

3.10

4.82

-

-

-

0.05

0.44

1.02

-

-

-

-

-

-

TAB 4 -Dati ricavati dalle analisi gascromatografiche eseguite dall’istituto di Chimica Farmaceutica e Tossicologica dell’Università di Modena su materiale proveniente dal Giardino officinale di Casola Valsenio (RA)-Anni 1980-81-82

 

 

 

AREA % DELLO SPETTRO DELLE VARIETA’

COMPOSTI

Boston

blue

Dwarf

blue

Francese

Hidcode

Munstead

Selezione 1

Selezione 2

Selezione 3

Resa in O.E. V/P

0.7

0.4

0.6

0.8

0.5

1.1

0.8

0.5

α-tujene

Tracce

0.1

0.3

0.5

0.1

0.3

Tracce

0.3

α-pinene

0.1

0.2

0.4

0.1

0.2

0.5

0.1

0.4

canfene

0.1

Tracce

0.1

Tracce

0.2

0.1

0.2

0.2

sabinene

Tracce

Tracce

1.0

Tracce

Tracce

Tracce

Tracce

0.1

β-pinene

Tracce

0.1

0.2

0.1

0.5

0.2

0.8

0.3

octan-3-one

0.2

0.2

0.6

1.0

1.3

2.5

3.2

1.3

exil acetato

1.6

1.0

0.6

1.1

0.2

0.3

0.7

0.4

limonene

0.4

1.4

1.7

0.7

0.8

0.6

0.3

1.3

mircene

1.4

0.7

1.0

0.7

0.9

0.4

0.6

0.8

1,8-cineolo

1.1

0.7

1.7

1.0

0.8

0.7

Tracce

1.0

cis-ocimene

5.8

5.2

3.3

4.7

7.3

3.4

2.0

3.3

trans-ocimene

4.0

8.5

3.4

5.2

3.6

3.4

1.5

6.9

γ-terpinene

0.2

0.7

0.8

0.3

0.2

0.9

Tracce

0.9

terpinolene

0.1

0.1

0.2

0.2

0.2

0.2

0.1

Tracce

canfora

0.3

0.1

0.2

0.1

0.3

0.3

0.9

0.3

borneolo

1.1

1.0

0.8

0.6

0.9

1.3

2.3

1.7

terpinen-4-olo

4.7

17.2

18.9

7.5

6.1

22.0

0.2

18.9

α-terpineolo

1.3

1.5

0.1

1.3

1.4

0.8

0.3

0.1

linalolo

27.4

20.5

29.0

29.6

38.1

36.8

46.1

32.7

linalil-acetato

27.6

16.7

21.4

24.1

19.7

12.8

24.7

13.1

neril-acetato

0.5

0.4

0.2

0.5

0.4

0.1

0.3

0.2

geranil-acetato

1.1

0.7

0.7

0.8

1.1

0.2

0.8

0.5

β-cariofillene

4.6

3.4

5.1

4.6

4.9

2.1

4.9

2.3

β-farnesene

1.6

7.2

2.4

1.7

2.7

4.1

2.3

5.1

β-cubebene

0.7

0.4

0.2

0.6

0.3

0.1

0.2

0.3

1-ocyten-3-yl-acetato

1.9

1.6

0.9

0.8

1.0

0.4

1.0

0.2

TAB 5 -Dati ricavati dalle analisi gascromatografiche (laboratorio chimico del DiSTA di Cadriano) sulle otto varietà di lavanda prelevate a Casola Valsenio (RA) nel 2006

 

 

Profilo aromatico dei componenti principali:

-          Il linalil acetato ha un odore di olio di pino, balsamico

-          Il linalolo ha delle note floreali

-          L’eucaliptolo ha un forte odore mentovato, balsamico

-          La canfora ha un sapore aspro

-          Il limonene ha un odore di limone, agrumato,fragrante,fresco e dolce

-          Trans e cis ocimene hanno odori fr4agranti, dolci, freschi, un poco mentovati

-          Beta cariofillene, beta farnesene, beta cubebene (sesquiterpeni) hanno un odore legnoso

Maggiorana

Scheda

MAGGIORANA

Origanum majorana L.

Fam. Lamiaceae (Labiatae)

 

Descrizione

 

     La maggiorana, originaria dell’Asia e dell’Africa, è una pianta erbacea, poliennale, cespugliosa, spontanea e coltivata. Tutta la pianta emana un odore intenso e gradevolissimo. A volte si confonde con una varietà di origano nota con il nome di “origano maggioranato”. La maggiorana ha le foglie più larghe e rotondeggianti rispetto a questa varietà di origano, il cespo è più stretto e composto, di minor altezza, di color cenerognolo-verde glauco. I fiori piccoli, di color bianco-rosa, sono disposti in spiga.Fiorisce in estate. Il seme si raccoglie dalla pianta matura.

 

Proprietà e impieghi

   La maggiorana ha proprietà profumanti, aromatizzant , amaro-toniche, digestive, carminative, antispasmodiche, analgesiche, diuretiche, balsamiche, stimolanti. Trova impiego nell’industria alimentare, conserviera, liquoristica e in profumeria. E’ un ottimo condimento da utilizzarsi in cucina: in alcune regioni italiane viene utilizzata al posto dell’origano.

Tecniche colturali

- Terreno e ambiente

Si adatta a tutti i tipi di terreno, pure prediligendo quelli sciolti e calcarei. E’una pianta di tipo mediterraneo, poco resistente al freddo; esige sole e luce, sopporta bene la siccità e rifugge i terreni asfittici o troppo umidi.

- Propagazione

   La riproduzione con il seme è la tecnica più diffusa. E’ possibile, anche se poco utilizzata, la moltiplicazione per divisione di cespo. La semina si esegue in primavera in pieno campo o in inverno in semenzaio riscaldato; la semina in pieno campo si può eseguire in terreni ben affinati e sciolti, se si possiede seme con terminabilità uniforme. E’ quasi sempre preferibile il trapianto delle piantine nel periodo primaverile inoltrato, quando il pericolo delle gelate è ormai scongiurato. In semenzaio all’aperto, la semina può essere eseguita per tutto il periodo primaverile- estivo. Il peso di 1000 semi varia fra 0,15-e 0,2 g.

- Sesti d’impianto

   La densità ottimale è di 6-8 piante a m2. Il numero delle piante è spesso in funzione della destinazione della coltivazione. Le piantine sono quasi sempre poste alla distanza di 50-70 cm fra le fila e di 20 cm lungo la fila. Con la semina diretta, ben difficilmente si ottengono distanze lungo la fila di 20 cm, nonostante il maggior numero di piantine presenti; la maggiorana dà ugualmente buone produzioni soprattutto se la coltura è destinata per la produzione di cimetta.

- Cure colturali

   La maggiorana è una piantina perenne di scarso vigore vegetativo, che fin dai primi stadi vegetativi richiede alcuni interventi per l’eliminazione delle infestanti. Nell’arco di un anno sono necessari da 3 a 4 scerbature lungo la fila e di 2-3 sarchiate nell’interfila. Prove di diserbo chimico sono state eseguite in paesi esteri, con l’impiego di Lenacil in pre-emergenza e di Phenmedtipham in post emergenza. Dopo il trapianto e dopo ogni raccolta è utile, per stimolare la vegetazione, provvedere ad un’irrigazione.

- Fertilizzazione

   All’impianto della maggiorana possono essere distribuiti 300 q/ha di letame maturo. Gli apporti dei principali elementi nutritivi saranno di 80-100 unità ad ettaro di fosforo e di potassio, distribuiti all’impianto. L’apporto di azoto sarà in relazione al tipo di destinazione della coltura: per la produzione del seme possono essere necessari circa 80-90 unità di azoto, per la produzione di cimetta o per l’uso essenziero si può arrivare a 100-120 unità ad ettaro, somministrato anche in più riprese: alla ripresa vegetativa, dopo ogni sfalcio e un pò prima dell’inverno.

- Raccolta e resa

   La coltivazione di maggiorana può essere destinata alla raccolta della cimetta per uso erboristico, per la distillazione o per la produzione del seme. La raccolta della cimetta si esegue poco prima della fioritura e può essere eseguita manualmente o a macchina, tagliando la pianta a qualche cm da terra. Al primo anno di impianto si esegue un solo sfalcio, mentre nel secondo e terzo anno, quando sopravvive al freddo, si possono eseguire anche due sfalci.

   La raccolta della parte epigea destinata alla distillazione avviene in piena fioritura. La resa in olio essenziale si aggira sullo 0,15 –0,2 % sul verde.

   La produzione di massa verde ottenuta nell’arco di un anno è di 120-150 q/ha mentre al primo anno raggiunge al massimo rese di 50 q/ha. Il calo verde secco è di 3 a 1 mentre il calo prodotto secco e foglia monda è del 45% circa.

Avversità

   La maggiorana è spesso colpita dalle ruggini: la Puccinia menthae Pers. (ruggine della menta), colpisce le foglie; i picnidi e gli ecidi di colore giallastro si formano in primavera nelle parti deformate e nei rigonfiamenti dello stelo, dei piccioli e delle foglie. Compaiono in seguito gli uredosori di colore bruno rossastro e in autunno i teleutosori scuri. Il microrganismo sverna   come micelio nelle piante pluriennali e anche come teleutospora. Sono stati riscontrati attacchi di Septoria origanicola Allesch. var. majoranae Bres, da Alternaria sp. e alcuni marciumi radicali nelle piantine coltivate in semenzaio.

Attacchi di parassiti sono a carico di un coleottero, la Crisomela mentastri Suff. e di alcuni minatori che danneggiano le foglie.

Issopo

ISSOPO

Hyssopus officinalis L.

Fam.Lamiaceae ( Labiatae)

 

Descrizione

   L’issopo è noto fin dall’antichità con il nome di “Erba della purificazione” o “Erba sacra” poiché, un tempo, era impiegato in mazzetti come aspersorio. E’ un suffrutice, con portamento cespuglioso ed altezza variabile dai 50 agli 80 cm. Le foglie lunghe circa 3 cm, sono lanceolate, opposte, sessili, unite all’ascella da un fascetto di foglie più piccole. I fiori compaiono in estate, ravvicinati nella parte alta dei rametti formanti una infiorescenza a spiga unilaterale; hanno colorazione variabile dal blu al violetto o raramente dal bianco al rosa. Tutta la pianta ha odore forte, aromatico e sapore pungente. Il frutto è composto da quattro acheni racchiudenti il seme.

 

Proprietà e impieghi

   L’issopo ha proprietà aromatizzanti, digestive, carminative, balsamiche, diaforetiche, diuretiche. Trova impiego nell’industria alimentare dei liquori, delle salse, dei condimenti e nell’industria farmaceutica. E’ pure un’ottima pianta mellifera.

Tecniche colturali

 

- Terreno ed ambiente

   L’issopo cresce facilmente su quasi tutti i terreni, preferisce però quelli calcarei leggeri e ben esposti; si adatta ai vari climi compresi quelli più aridi. Rifugge l’umidità e resiste bene alla bassa temperatura.

- Propagazione

   La riproduzione è la tecnica più utilizzata e più semplice: il seme è posto in semenzaio o affidato direttamente al terreno. La semina in semenzaio si esegue in giugno-luglio con trapianto delle piantine in campo in settembre-ottobre. Il trapianto può avvenire nei mesi invernali impiegando piantine a radice nuda o in primavera inoltrata con piantine in pane di terra.   Chi ha semenzai riscaldati può fare la semina anche nei mesi di gennaio ed il trapianto in aprile-maggio.

   Il seme di issopo ha una buona germinabilità; la semina può così essere eseguita anche direttamente in pieno campo con l’ausilio di seminatrici; questa viene fatta quasi sempre in aprile e, solo in condizioni climatiche favorevoli, alla fine di agosto-inizio di settembre.

   Il peso di 1000 semi è di 1 g. In un semenzaio possono essere seminati 2 g di seme per m2 , dal quale si producono circa 700-1000 piantine. Per la semina diretta in campo possono essere necessari 5-6 kg di seme per ettaro

- Sesti d’impianto

   La densità ottimale è di 6 piante per m2 ; le piantine sono poste a distanza di 70-80 cm fra le fila e di 20-30 cm lungo la fila.

 

- Cure colturali

   La semina diretta in campo richiede spesso il diradamento delle piantine. Fin dal primo anno di coltivazione sono necessarie alcune sarchiature per contenere lo sviluppo delle infestanti. Il rapido sviluppo delle piantine, a partire dal secondo anno di coltivazione, permette di coprire il terreno riducendo lo sviluppo delle infestanti e gli interventi di diserbo. Dopo ogni sfalcio e al trapianto delle piantine è utile un intervento irriguo.

- Fertilizzazione

   La coltura di issopo permane in campo per oltre 5 anni. All’esecuzione dell’aratura si possono interrare 400 q/ha di letame maturo.   L’issopo è una pianta che non esige grandi quantità di elementi nutritivi e, dopo una buona concimazione di fondo con il letame, l’apporto di elementi chimici può essere facoltativo. Sono consigliati quantitativi di azoto non superiori alle 30-40 unità/ha alla ripresa vegetativa e 80 unità /ha di fosforo e potassio all’impianto.

- Raccolta e resa

   Le piante possono essere destinate alla produzione di olio essenziale, di sommità fiorite e di seme. La veloce ripresa vegetativa permette di effettuare più sfalci all’anno anche senza interventi irrigui. Il primo sfalcio solitamente si esegue in giugno-luglio quando la pianta entra in fioritura. Una seconda fioritura avviene quasi sempre alla fine dell’estate, in settembre-ottobre, permettendo di eseguire un secondo raccolto. Il taglio della pianta si esegue a pochi cm dal terreno e può essere fatto con barre falcianti, falciacaricatrici o a mano, se si tratta di piccole parcelle. Al primo anno di coltivazione l’unico sfalcio permetterà la raccolta di circa 20-30 q/ha di prodotto verde. L’issopo entra in piena produzione dal secondo anno. Le produzioni di massa verde variano fra i 100 e i 150 q/ha a seconda delle tecniche di coltivazione adottate. Il calo verde-secco è di 4 a 1 mentre il calo da pianta fresca a foglie e fiori mondi è di 5-6 a 1.

   La raccolta del seme avviene poco prima della completa maturazione. Le operazioni devono avvenire nelle prime ore della mattinata per evitare la caduta del seme nel terreno; la produzione di seme è di 5-6 q per ettaro

   La resa in essenza è molto variabile in quanto legata alle condizioni pedologiche, climatiche, all’altitudine, ai diversi metodi di raccolta, e, come per altri oli essenziali, alle diverse tipologie degli impianti per distillazione, di norma in corrente di vapore. Si citano alcuni diversi dati di resa ottenuti in Italia e all’estero: da pianta fresca: 0,15-0,3% Fenaroli; 1% Milesi Ferretti; 0,12-0,25% Giardino officinale-A.R.F.E.R.; da pianta secca: 0,3-0,5% Taroni; 0,3-0,9 Chiappini e Negri; 0,3-0,5% Rovesti; 0,3-0,8% Fenaroli; 0,6-0,8% Pomini; 0,5-0,6% Giardino officinale A.R.F.E.R.. E’ accertato che la resa in olio essenziale aumenta col crescere dell’altitudine della coltivazione.

 
Avversità

 

   A fine estate, poco prima della raccolta, sono state riscontrate sulle foglie macchie di oidio causate da Oidium erysiphoides Fr.. In letteratura sono riportati anche attacchi di ruggine determinati da Puccinia glechomae DC. Nei semenzai le piantine sono spesso colpite, nei mesi di luglio ed agosto, da Pythium ultimum Trow.. Il Pythium colpisce i tessuti giovani ed adulti provocando il marciume dei fusticini e delle foglie. La morte delle piantine è molto rapida, per una distribuzione a macchie all’interno del semenzaio. Fra gli insetti sono riportati alcuni minatori fogliari e larve di coleotteri Arima marginata F. e Chrysomela mentastri Suffr. i cui danni sono a carico delle foglie, degli steli e delle infiorescenze.